Ora, vedete, questo indefinibile rimedio, questa vaga lontananza, è la cosa che noi cerchiamo nell'Amante.

Egli può non comprenderlo; infatti non lo comprende quasi mai. Succede allora che si muti, e si muti sempre con una curiosità più acre, con una fiducia meno forte, finchè il bisogno d'un amante assume per noi qualcosa di molto simile al bisogno che abbiamo di andare dalla sarta, o forse, — quando gli anni passano, — al bisogno di trovare sempre un uomo che sappia col suo fresco desiderio coltivare la nostra femminilità.

Egli non è più l'Amante; è «un amante», ossia nient'altro che la derivazione, la complicazione, della parola: marito.

Dunque in noi, fra molto peccato, v'è pure un piccolo senso di dolore; per questo, anche prima del pentimento, chiamateci sempre con il bel nome di Marie Maddalene.

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(In questo vago giardino, così di belle ortensie come di belle donne fiorito, il Cavalier Damo ritorna con molti uomini di sua conoscenza, i quali vengono per discorrere del più e del meno in compagnia di queste amorevoli signore che, per non fare le lucrezie, sono appunto le più dilettose agli uomini.

Ed è il Cavalier Compare in abito a dorso moltissimo attillato e chiuso in cintola da un sol bottone, cosicchè la bianchezza prodigiosa del panciotto gli forma tra i rovesci un'apertura ovale, dove scorre il nodo esiguo della cravatta scura. La tuba lucente, la mazza in legno di malacca, gli stivalini a ghetta, l'occhialetto arguto, il capzioso fiore d'orchidea, il ciuffo del fazzoletto che gli traspare dal taschino, tutto questo insieme conferisce alla sua pieghevole persona il vero brio, la genuina compiutezza del cavaliere moderno. Con lui vengono l'autore drammatico più fortunato nelle alcove comitali che su le ribalte infide; lo studentello che fa le sue prime armi con qualche filosofo nubiloso e con qualche dama svaporata; l'uomo di mondo che non neglesse fra le cure galanti una sua cavillosa erudizione; l'uomo di governo che protegge con il suo portafogli qualche marito indulgente; il principe o re in esilio, che i fornitori citano per via d'usciere ma le nobildonne ossequiose chiamano ancora Maestà; lo scienziato non del tutto austero, che rivela con affabilità le sorprese mirifiche de' suoi laboratori, o trascina per i divani delle sale qualche ossigenata chioma di cometa; il medico di nervi bello e grigio, carezzato assai dalle signore, cui si compiace di scoprire, nonchè di mettere a nudo prima o poi, la fonte recondita d'ogni nevrastenia... l'uomo garbato, ch'essendo poco, adula molto; l'uomo che arriva con le tasche imbottite d'episodii gustosi, e quello che n'è vittima; colui che nel mondo si ama per la sua virtù d'eccitatore, d'ingaudiatore, d'abbellitore della vita, e colui che agli spossati nel desiderio, come alle anime ancor prese di paura, vende una voluttà più rara, che si chiama penitenza.

Ecco, entrano.)

L'autore fischiato:

Il pubblico dei teatri non è la folla passiva che assiepa le arene gl'ippodromi le assemblee le piazze le chiese; il pubblico dei teatri diventa un personaggio attivo che nessun autore drammatico ha mai saputo conoscere a fondo.