Io l'amo, questa piccola morta; è il mio cimitero nascosto; è la donna che amai.
Talvolta nei giorni d'estate, quando l'ora scende tra una fiamma di nuvole dagli orli di fuoco ed il colore dell'ombra pénetra per l'emisfero dondolante come le ventate immense di profumi che dalle praterie di montagna salgono per invadere l'azzurrità, quando l'ebbrezza del polline ubbriaca i giardini e dalle case degli uomini cominciano i frastuoni a volar via, quando la sera come una voce senza limiti porta verso le vertigini del sentimento i sogni che non possono dormire... talvolta io siedo presso il capezzale della mia piccola morta, e guardandola nel suo profilo perfetto incomincio a parlare con lei.
Non le parlo con parole definite, poichè, sia pure nel lirismo, la parola è troppo rozza per esprimere alcune malinconie; ma come da un violino invisibile, di cui le corde fossero i miei sogni ed archetto l'amore, a questa morta lontana e prossima suono le canzoni più inverosimili che musicista compose mai.
La morta che dorme nel mio cuore come la bella nel bosco addormentata, per un prodigio di musica e d'evocazione lentamente rinasce dalla morte, muove come da un letargo vinto il collo soavissimo, dischiude le labbra respiranti, apre gli occhi d'una volta, i calmi occhi d'una volta, e nel suo miracolo mi guarda.
Sapete voi chi sia questa bella nel mio cuore addormentata? Volete voi conoscere la sua storia, o nomadi amici dispersi per la terra distante?
Camminava. Era una Bellezza venuta per traversare il mondo, per dare a qualche anima tetra la pace ch'ella portava con sè. Camminava con una forza disperata, con un viso di sfinge, mascherata e limpida, senza peccato ma forse crudele; camminava con voluttà e con sperpero, incomprensibile, accanita, come portasse nel cuore la tempesta ma nel colore degli occhi una infinita serenità...
Un giorno di sua mano si spense.
Morì nella primavera della città più grande, morì sola, senza gettare un grido, come si esce da un giardino.
Aveva buttato in faccia alla vita la sua bellezza terribile, come una donna irata lancia un mazzo di violette fragranti su la bocca abominevole dell'offensore. Aveva detto di no al destino che la voleva sottomettere, s'era uccisa con enigma e con splendore, come da sè, prima di lasciarsi vincere, s'uccidono i veri Ideali.
Ecco perchè le canto canzoni tra un profumo d'incensieri e di ghirlande, nei crepuscoli dei giorni d'estate.