In treno, per non pagare il biglietto, qualchevolta m'avvolge nell'impermeabile e mi porta sotto il braccio; quando mi tira fuori son mezzo asfissiato. Se faccio bene l'Atzeco, cioè se gli affari vanno bene, l'impresario è allegro e si può vivere alla meglio; ma quando s'incassa poco mi dice che nessuno crede più agli Atzechi, sicchè vuol mandarmi alla malora e comprare una di quelle scimmie che sanno andare in bicicletta. Guai se fosse vero che la gente non crede più agli Atzechi! perchè di nani ve ne sono molti e la concorrenza nella statura è la più temibile che vi sia.
Dunque ha ragione l'impresario: bisogna che impari correntemente a parlare atzeco.
Il pedante:
Scusi, egregio Cavalier Compare, Lei ha detto di comprendere il linguaggio delle fiere... ma l'Ultimo degli Atzechi, almeno ch'io mi sappia, non è mai stata una fiera!
***
(Davanti a quest'obbiezione precisa e terribile, il Cavalier Compare dopo un lieve indugio risponde:
«Se la Signoria Vostra opina per ciò che vi sia fraude nello spettacolo, noi potremo dal camerino dell'Impresario farle restituire il prezzo del suo biglietto; ma io sostengo nondimeno ch'essendo questo Atzeco l'ultimo essere d'una razza spenta, nè potendo egli esprimersi con linguaggio umano, i termini di paragone mancano per decidere in modo assoluto se si tratti d'una fiera o d'un uomo. La cosa certa è questa: che oltre il suo nativo idioma egli parla benissimo anche il linguaggio delle fiere... sicchè l'ho inteso».
La cavata piace al pubblico, e vien zittito il pedante che si alza per insistere. Il Cavalier Compare fa un inchino di correttezza impeccabile, dando a comprendere tuttavia che tutte queste celie di cui l'uditorio s'allieta o s'irrita provengono dalla bocca unica del Mascherato Suggeritore, che dentro la sua nicchia improvvisa la Commedia. Perfino il pedante non era che uno spettatore finto mandato lì dal buttafuori per interrompere a bella posta; era semplicemente un buon attore della numerosa Compagnia Comica, ed or fra poco tornerà al proscenio, con mutate sembianze, per farla da millantatore.
Frattanto, su la scena, il pubblico sfolla dal serraglio pensando più al denaro speso che al piacere avutone, mentre su l'ingresso la scimmia sbertuccia di bel nuovo sparando il fucile o maltrattando quei calzoncini da bersagliere che le vietano di spulciarsi con libertà, mentre il paonazzo banditore, tra il putiferio delle trombe calamitose, urla di bel nuovo con una convinzione che intenerisce: — L'Orso Teddy! il Crotalo Rabda-kamaï! Entrino, signori, che subito si comincia!
E il Compare dice dal proscenio: