«Chi saranno e chi furono fra tutti costoro i più ciurmati? Le povere fiere che vollero mordere e furon chiuse in una tana di ferro?... I bestiarii che vollero vivere da zingari applauditi speculando su quattro zanne logore, su qualche artiglio inoffensivo, e perciò son ridotti a correre le fiere forensi, talvolta senza carne di carogna per la fame dei leopardi e senza companatico per sè?... Il pubblico, millantatore dei pericoli, che con sei soldi vuol vedere un uomo in rischio della propria pelle, vuol pascere di ruggiti africani e di serpenti attorcigliati ad ippopotami la sua casalinga fantasia, onde va, e paga, e torna con un puzzo camaleontico di bestieria legato alle narici, un'idea lacrimevole della ferocia e dell'intrepidezza una compassionevole ironia?...
Dame Compiute, Nobili Uomini, vedo per l'appunto che un millantatore scoverto ed una schiera di ciurmati confessi vengono per di qui a narrarvi le loro immutevoli dolenze.
Ecco, e la mia Dama frattanto vuole che l'accompagni dalla sarta»).
Il millantatore:
Non sono affatto pericoloso, poichè racconto il più delle volte cose immaginarie ma che si denunziano agli ascoltatori per la loro mancanza di sobrietà. Veri millantatori son quelli che raccontano cose false in maniera di farsi credere; essi hanno la vera eloquenza, mentr'io non sono che facondo; e la pretesa che ho d'aver compiuto imprese illustri è simile molto alla vanagloria d'un bambino che sferraglia per la stanza con in testa un berretto da generale. I falsificatori narrano al pari di me d'essere andati alla guerra: ma vi andarono da sergenti e presero la medaglia di bronzo...
Io, generale d'esercito, faccio scappare i sorci; a loro, graduati di bassa forza, il pubblico fa il saluto militare.
Entra il Coro dei Pifferi di montagna:
(Nell'Orchestra un andar patetico di gente che torna, e — naturalmente — pifferi.)
Con rispetto, e con dispetto,
vi cantiamo lo strambotto