La Comare dice:
«Il male non è poi così grande, quanto per cortesia volete che paia! Mi rassegnerò senza piangere; andremo invece, amico mio, se non vi disturba, dalla modista, per certe piume che ho date a far mettere in opera, le quali devon esser compiute. Mentre voi fate segno all'automobile che s'avanzi, affiderò una commissione per madama Yvette alla piccola Stella, mia sartina preferita, che appunto mi saluta con il suo bel sorriso. Un minuto, amico mio, e sono a voi.
— Sicuro, piccola Stella, sono arrivata un po' tardi stasera, ma non importa; senza che le telefoni, dirai tu a madama Yvette domattina quel che le volevo dire: cioè che sospenda la mia veste da ballo reseda e nero, perchè ho mutato parere, non mi piace più».
La sartina si mette le mani tra i capelli, od almeno tra quei capelli che le lascia scappar fuori la sua cuffietta di tulle capriccioso, e dice: «Oh, povere noi! lavoriamo da cinque giorni a questo bell'abito reseda! E bisogna disfar tutto?...
— Sì, tutto, ma non importa, ho un'altra idea. A domani, carina.
L'automobile se ne va scornettando; rimane sul marciapiedi la piccola Stella, che alza le spalle poi si mette a ridere).
La sartina:
È un problema da risolvere.
Il commendatore m'invita a cena, mi promette un anello con brillanti, un appartamentino mobiliato, una maestra di francese. — È calvo, ha una pancia da bonzo, i suoi baffi pungono come uno spazzolino da denti.
Il bellissimo avvocatino, ch'è stato l'amante di tutte le mie amiche, mi fa gli occhi dolci e mi manda qualche scatola di «marrons glacés». Perchè mi piacciono molto i «marrons glacés» e mi piace anche l'avvocatino, ma sono troppo mal vestita per lasciarmi svestire da lui. Quest'uomo trova naturale ch'io passi per le sue mani... è una bella pretesa!