Uno studente del politecnico m'insegue fin su le scale di casa mia; un impiegato viene a prendermi quasi tutte le sere quand'esco dalla sartoria. La domenica mi conduce a ballare, mi paga un vermouth, e dopo il ballo, un caffè. Guadagna centoventi franchi al mese, ride poco, sospira molto, ed è pronto a sposarmi.
Io, siccome sono vergine, guadagno al giorno due franchi e cinquanta...
È un problema da risolvere.
Sul nostro pianerottolo, abita con sua madre uno chauffeur molto elegante che chiamano Toby. Quand'esce col suo pelliccione è bello da morire! Mi ha detto: «Signorina Stella, vorrei proporle una cosa... ma gliela dirò il primo giorno che avremo tempo. Intanto mi permetta d'offrirle questo mazzolino di violette.»
E parla come un signore.
Toh... by... se dovessi cominciare, comincerei di lì.
È un problema da risolvere.
***
(E quivi d'improvviso, per un gioco di scena quasi fulmineo, l'angolo di strada ove sciamano le allegre sartine coi loro inseguitori si muta in una magnifica sala di modisteria con grandi specchiere per intorno, dritte, inclini, ferme, portatili, ad una luce, a due luci, a tre. Dappertutto svariano cappelli piume penne fiori fiocchi nastri velette veli, ed è così grande la profusione di tutte queste leggere cose volanti, che a prima vista pare d'esser avvolti fra un turbine di maravigliose farfalle.
«Ma queste farfalle, — dice il Cavalier Compare, — sono vecchi struzzi che hanno mandato le lor piume a farsi doppie o triple nonchè a prendere il riccio nei laboratorii di Parigi; sono invisibili colibrì e splendidi paradisi, che stanchi per r inosservanza delle signore selvagge, hanno mandato alle signore d'Europa, con un plebiscito di piume, una prova delicatissima di quei servigi e di quell'amore che gli uccellini di tutto il mondo hanno sempre saputo rendere alle belle signore; sono farfalle che suggono il nettare da un giardino di fiori artificiali e qualchevolta bevono per rugiada l'henné, saturandosi con il polline d'oro che nasce dall'acqua ossigenata.