— Ebbene, sentite: ho molto affetto, molta venerazione per voi, padre Stefano; capisco anche la ragione, del tutto giustificabile, che v'induce ad un tal passo. Ma di questo non parlatemi, vi prego. Fate quel che volete, ma io non ci voglio entrare. Anzi vi dirò una cosa, recisamente: vicino a Giorgio, nè preti nè notai, a meno che non li chieda egli stesso. E non parliamone più.

— Perchè tanto calore? Non vi ho mai veduto eccitarvi così.

— Bisogna lasciare un'anima libera, padre Stefano, sopra tutto vicino alla morte. Io non mi occuperò di queste cose, e credo che Novella sia dello stesso parere.

— Lo è, infatti... Ma questo, in un certo senso, è anche sorprendente!

— Niente affatto, padre Stefano. L'ora della morte è quella della riconoscenza o del rancore: bisogna che l'uomo si risolva da sè all'una od all'altra cosa. E Giorgio ha la mente lucidissima. Infine, ancora una volta, questo non mi riguarda! Solo una cosa vi dirò: Fin quando io viva, nè voi nè i vostri figli avrete mai nulla da temere.

— Oh, siete migliore di me, Andrea! — esclamò con effusione il vecchio, — ed ora mi vergogno...

— Di nulla! Voi pensate ai vostri figli; è più che umano. E lasciamo questi discorsi. Risponderò invece alla vostra domanda con sincerità: — Il caso di Giorgio è grave; molto grave. La mia opera può darsi che non basti; è forse opportuno chiamare altri medici. L'ho detto a lui stesso, ma egli rifiuta.

— E chi può salvarlo, se voi non potete? — esclamò Stefano alzando le braccia. — Poi, che serve? Io [pg!100] vedo bene che muore, povero Giorgio... e noi vecchi sappiamo riconoscere di lontano la morte. Bah!... buona notte, Andrea! Se stesse male, chiamatemi; buona notte.

Andrea rimase lungo tempo fermo dietro l'uscio, ascoltando quel passo tardo che saliva pesantemente i gradini; poi tornò a sedere presso la tavola ingombra, si raccolse nei palmi la fronte, che gli doleva, e mentre nell'immobile silenzio gli battevano forte le vene dei polsi, lasciò che il suo cuore, come un nembo di polvere, si allontanasse nella vertiginosa bufera.

Il riflettore elettrico, vôlto sul microscopio, traeva dal polito metallo un barbaglio fermo, continuo, che si propagava su le piccole siringhe di cristallo, su gli aghi affinatissimi, sui molti arnesi lucenti che ingombravano la scrivania.