A poco a poco una stanchezza fisica maggiore del suo tormento lo sopraffece; i gomiti gli scivolaron dall'orlo della tavola, piano piano; la fronte si affondò nella piega dell'avambraccio; cadde in sopore. Da lunghe notti rimaneva con gli occhi sbarrati, nel buio, insonne fino all'alba, con il cervello assediato dall'assiduo pensiero; ma vi son momenti nei quali il corpo affranto, che ha fame, che ha sonno, che ha bisogno d'oblìo, soverchia lo spirito e lo salva da tutte le sue calamità.

— Odimi, Andrea...

Era entrata Novella, senza far rumore, e si chinava su lui.

Egli sobbalzò atterrito, si eresse in piedi, con gli occhi pieni di spavento, e fissandola ripeteva:

— Che c'è? Che è stato?!

— Nulla... parla piano... Perchè ti guardi attorno? Che fai? Sognavi? Sì, eri stanco, ed io t'ho svegliato, povero amore...

Allora egli prese la sua mano, la strinse, la baciò quasi con riconoscenza. Era felice che fosse stata lei a destarlo, non altri, e che non venisse per portargli qualche notizia temuta.

[pg!101] — Ah, sei tu, sei tu... — la guardò, le sorrise; — ma ora, non rimanere... sii buona. Forse potrebbe udirci. È imprudente, molto imprudente quello che fai!

— Mi scacci sempre...

— Non ti scaccio, non dire questo. Ma, vedi, è pericoloso... Lavoravo e mi sono assopito. Poi ho l'intuizione che stanotte Giorgio, non dorma e sorvegli...