Egli, senza batter ciglio, l'ascoltava, la guardava.
— Sai? Un'ora fa si è assopito, tenendomi una mano fra le sue. Non c'era lume nella stanza, però dalla finestra veniva luce abbastanza perch'io vedessi la sua faccia. Che orrore!... Mi stringeva la mano con una forza convulsa, il suo viso era fermo in una contrazione di dolore. Sognava, e ogni tanto, dagli angoli della bocca, gli usciva un fiotto di saliva... Che orrore! Poi ha rovesciato un occhio indietro, uno solo, senz'iride, ed è rimasto così... Pensai che fosse morto, volli sciogliermi da quella stretta e non ebbi forza, volli gridare e non potei... perchè quell'occhio senz'iride mi fissava e la sua bocca morta sembrava ridere del mio terrore...
— Basta, basta!
Poi entrambi sussultarono, avvertendo rumore da una camera vicina, che poteva essere quella del malato. Novella cautamente si sporse fuori dall'uscio in ascolto, e sparve nel corridoio scivolando lungo il muro. Egli rimase nel mezzo della camera, diritto, pronto, perchè udiva un passo avvicinarsi, un passo che gli era noto.
— È lui... — pensava. Ma non gli rimase tempo ad alcuna riflessione, perchè Giorgio aperse l'uscio e si fermò su la soglia, cadaverico, vacillante. Rimasero a guardarsi un attimo, poi Andrea disse:
— Ti senti male?
Giorgio scosse il capo.
Era interamente vestito, portava una giubba di lana rossiccia, intorno al collo uno scialle avvoltolato. Si [pg!103] avanzò nella camera con un passo malfermo, poi tese l'índice verso l'uscio e disse:
— Chiudi a chiave la porta, ti prego.
Attonito, Andrea non si mosse.