— No, Andrea. Per te, che prosegui nella vita, questo divenir automa è un giuoco di qualche ora; per me, che la finisco, è un gioco assurdo. Ho radunate le mie poche forze per venirti a parlare: non impedirlo, se ti ricordi che abbiamo avuto sempre coraggio.

Una luce tetra splendette nella faccia dell'avversario.

— Ebbene, — disse, avanzandosi dall'ombra, — se così vuoi, sia!

— Non come due nemici, Andrea, — lo pregò l'infermo con un sorriso triste. — Sì, è vero, il passato è in frantumi e le memorie son ragnatele che val meglio spazzar via... Ma c'è qualcosa nel mondo che può essere dolce ad un uomo, e questo è la certezza di aver amato un altr'uomo con tanta purezza d'affetto, che per quanto egli ti faccia male, per quanto il destino te lo avventi contro come un inconciliabile nemico, tu [pg!105] non lo possa veramente nè interamente odiare mai. Questa è la prima cosa che volevo dirti.

Andrea non battè ciglio, non si mosse, non rispose parola.

— Ti ricordi?.... — ricominciò il malato, con una voce quasi lontana. — Abbiamo tutto diviso fraternamente nella vita, come dividevamo insieme — ti ricordi? — nella nostra camera di studenti, su quel tavolino zoppo, le nostre povere cene. Poi, quando bruciò la miniera di Connigan Gate seppellendo trecento uomini, e la Compagnia mi cacciò come responsabile del disastro, per un anno vissi nella tua casa, e devo a te solo, — sì, lasciami dire: a te solo — se ho potuto per una seconda volta ricominciare la strada.

— Visto che facciamo i conti, io ti devo altrettanto e più! — Andrea lo interruppe con voce irritata.

— Ora ti rivedo! — esclamò Giorgio, scuotendo con un sorriso il capo. — Riassomigli, contro di me, a quello ch'eri nel Comizio Romano, davanti a coloro che ti accusavano di averli traditi, di aver venduta la causa loro a chi ti prometteva il potere... E tu eri là, pallido ma sorridente, con le braccia incrociate, contro il tumulto, contro gli urli, contro gli insulti, finchè ne hai preso uno per la gola, uno che inveiva più da presso. Questo atto di coraggio fece il silenzio intorno a te. Allora ti lasciarono parlare. Mi ricordo. Pareva che tu foggiassi le parole in un sonoro metallo e le piegassi con la forza de' tuoi pugni prima di scagliarle in pieno petto contro gli avversari, contro il semicerchio muto che lentamente oscillava; e c'era in te qualcosa di magnetico, d'elettrizzante che dominò la folla, che li vinse, ad uno ad uno, e poi tutti, finchè ti vidi preso nel mezzo, come in un'immensa mareggiata d'uomini, d'uomini clamorosi e deliranti che ti portarono in trionfo... Dimmi, Andrea, non sei più quello di allora?

Un cerchio di rossore accese la fronte dell'avversario; ne' suoi occhi una vampa splendette.

— Il medesimo sono, e più forte! — disse con [pg!106] ira; — poichè le più disperate battaglie sono certo quelle che dobbiamo soffocare in noi.