Il padre gli battè amichevolmente una mano su la spalla:

— Da bravo, Marcuccio, vieni a goderti un po' di sole.

— Non ho tempo, ti dico; debbo terminare un capitolo.

— Mettiti almeno più presso alla vetrata; lì, nel tuo cantuccio non v'è aria. Al mattino fa bene respirare. E tu, — disse a Maria Dora, — aiùtalo, zucconcella! Prendi quella sedia senza far cadere nulla.

Non appena la sorella fece per ubbidire, e pose la mano sul violino, lo scemo si levò di scatto, iracondo:

— Non toccare, sorellastra! Faccio da me.

— Càspita!... — esclamò la fanciulla, per celiare di quella bizza. E si stropicciò le dita nel grembiulino come se avesse toccato qualcosa di rovente.

Poi disse al fratello, per divertirsi:

— Marcuccio, come ti chiami tu?

Egli la fissò un momento, stando ritto su la persona dinoccolata: