Andrea scosse il capo in segno d'incredulità.

— Prima, assai prima... perchè forse non è mai stata veramente mia. Ma per me bastava che non fosse d'altri; e guai se avessi creduto, in un modo qualsiasi, di poterla ricuperare! Perchè allora, vedi, il mio odio sarebbe andato oltre il tuo, e per quell'istinto che ogni essere ha, di voler difendere il proprio bene anche fino al delitto, io, credente, mi sarei dannato, ma avrei messo il mio amore, poich'era grande, più in là che Dio. Senonchè ti amava troppo... ed era inutile tentare.

— Tu avresti fatto questo?... anche questo? — mormorò Andrea.

— Sì! e puoi non dubitarne se ripensi alla mia vita. Eppure io credo in Dio; anzi questa fede, che tu in fondo schernivi col tuo silenzio, mi ha salvato dalla recita e dalla colpa inutile. Perchè, sai, vi può essere [pg!109] altrettanta bellezza in un delitto grande come in un grande perdono. Io vi ho perdonati; non con la bocca, non con le parole che tu alteramente mi rifiutavi or ora, ma col mio spirito, con la mia fede, con tutta quella estrema vita che si àgita in me. Bada: non cristianamente, ma umanamente vi ho perdonato: non per misericordia, ma per riflessione, non per comprarmi il paradiso dei preti ma per la vostra felicità.

— Per la nostra felicità?... — disse Andrea, con maraviglia, con sospetto.

— Sì; e non mi credere un santo per questo: non lo sono. Uomo, avrei voluto vivere, e per vivere mi sarebbe stato necessario difendermi da te. Ma che sono ormai? Una macchina disfatta... neppure: un pugno di materia logora che fra poco si dissolverà. Davanti a me finisce quella striscia di sole che si chiama la vita, e se i deboli, se gli avari, se i timidi, appunto verso la fine s'abbrancano con maggior disperazione ai beni che lasciano quaggiù, io, poichè sono stato un forte come te, un orgoglioso come te, ne faccio abbandono senza odiare quelli che possono vivere ancora, ed umanamente, con pace, dico loro: Il diritto è vostro... continuate.

Dopo aver velocemente riflettuto, Andrea esclamò:

— Le tue parole sono troppo grandi per un uomo: io non le credo.

— Le parole sono grandi forse, non la verità che nascondono, — gli rispose con lentezza il suo fratello d'una volta. — Le più serene filosofie, le rinunzie più sante, celano spesso nel fondo un acerbo rancore contro la vita. Così di me. Allora sarò più piccino, mi denuderò, guarda: È un corpo questo che mi rimane? Ho forse una speranza di risanarmi, di ricominciare? No! Il mio martirio non può essere che più lungo o più breve, ma non altro che un martirio; e la scienza non inganna quel presentimento della morte che penetra tutte le vene, quand'essa già si trascina carponi nella nostra ombra. Si levi e mi prenda! Che serve [pg!110] il vivere in una poltrona, coperto di scialli, nutrito di medicine, soffrendo torture fisiche e morali, facendo ribrezzo agli altri ed a me? Poi, compréndimi bene, io amo una donna come tu l'ami, sapendo invece che la spavento. E la desidero qualche volta, io sfinito, come la desideri tu, vivo e forte. Ma tu la puoi baciare... io no! tu puoi darle ancora un brivido... io no! — e tutto questo, lo riconosci ora? è meno grande che non sembrassero le mie parole.

Parlava concitato, scuotendo i pugni, rosso nel viso d'una tragica vampa; indi spense la voce, che divenne piena di sarcasmo contro sè stesso: