L'avversario, l'antico suo fratello, in silenzio lo fissò, a lungo; poi fece una domanda:

— E se non potessi?... se non potessi più?... Comprendi la forza che racchiude questa parola: «potere»?

— Le parole son parole... e poi sono anche fantasmi: scàcciali!

Era sorridente, mite; una specie di augusta sovranità gli vestiva le sembianze; v'era, nel suo sorriso, ne' suoi occhi, un non so che d'immateriale, che raggiava dal suo pallore come un sole nascosto. Ora sentiva di essere il più forte, sentiva di poter comandare:

— Dammi la mano, — disse; — ho bisogno di te.

— Di me? Che vuoi?

— Aiuto, perchè non vedi come sono debole?... Ho bisogno d'aiuto, e tu solo me lo puoi dare.

— Che vuoi?

[pg!112] — La tua mano, dammi la tua mano.

— Non posso.