— Dunque? — disse Giorgio dopo un lungo silenzio.
L'altro attese innanzi di rispondere: cercava in sè un rifugio contro la sua medesima volontà. Infine disse:
— Una sola domanda, Giorgio. Oseresti fare per me quello che ora mi chiedi?
— Se ciò valesse meglio che offrirti la mia stessa vita, sì, lo farei.
[pg!117] — Ma per compiere un simile atto bisogna esserne degni! — Poi soggiunse brevemente: — Potrei non esserlo più.
L'anima, ne' suoi occhi, si accusava con una disperata sincerità.
— Se devi sorpassare un ostacolo di più, vuol dire che mi offri un dono più grande.
— Ma, Giorgio... — egli balbettò con angoscia, — se Novella... se io... se qualcosa che tu non sai... mi tiene alla vita, m'incatena, m'impedisce di punirmi con la stessa mano che t'aiuta, se...
— Taci, taci... Vi sono silenzi che debbono continuare anche oltre la morte. Una sola cosa mi devi: ubbidirmi, e poi vivere, perchè nessuno lo sappia.
D'improvviso, come se gli balenasse nel cervello un tragico lampo, l'avversario guardò in faccia la morte.