— Sì? lo vuoi?! — esclamò.

Colui che fu nella vita il suo fratello senza colpa gli posò una mano sulla spalla, come avrebbe fatto nel posarla sulla pietra d'un reconditorio, e disse:

— Tutta la mia vita mi sia testimone della risposta: «Sì, lo voglio!»

L'avversario lo prese ai polsi, lo serrò convulsamente:

— Sia!

Poi si volse: l'armadio carico di boccali traluceva nell'ombra; su la tavola ingombra, il fascio del riflettore traeva barbagli dalle boccette di cristallo, dagli aghi d'acciaio, rilucentissimi.

Il medico, muovendosi a scatti, veloce, attento, ruppe col pòllice la chiusura ermetica di due boccette, ch'eran sottili come cannule di vetro; ne mescolò alcune gocce in un piattello concavo, dove c'era un dito d'acqua, e lentamente, serrando i labbri, ne riempì la siringa. Il liquido, salendo nel tubo di vetro, diede uno sprazzo iridato, simile ad un piccolo sole rosso e livido, che si spense quando fu al sommo.

Allora il medico scosse la siringa per mescerne [pg!118] il contenuto e l'esaminò due volte contro il lume. L'ago minutissimo portava su la punta una scintilla.

Poi la depose su l'orlo della tavola e la guardò.

La guardò come se fosse ormai solo, come se l'irremediabile fosse già compiuto.