— Ahi!... come fa male... ahi!... dille...

E girò, in deliquio, sui calcagni, urtando contro la tavola, rovesciando il riflettore, che si spense.

Colui ch'era stato il suo fratello ed il suo nemico nel mondo lo sollevò di peso su le braccia e lo portò a giacere nella poltrona

Poi riaccese il lume.

IX

Riaccese il lume per guardare il suo delitto.

Come uno di que' grandi fantocci meccanici che il burattinaio butta sopra una scranna, flaccido e penzolante, quando ha finito di fargli recitare la sua parte, così appariva l'uomo semisdraiato nella fonda poltrona, con il capo recline da un lato, il mento sovra una spalla, le braccia cadenti fuor dai bracciuoli, le gambe divaricate.

Respirava; il suo respiro era visibile, anzi forte.

Ogni tanto un tremito assaliva una di quelle mani ciondolanti, ne scuoteva il polso convulsamente, poi quel tremito correva su per il braccio, dando contro la spalla un urto secco. Parimenti i suoi piedi ogni tanto si squassavano, facendo flettere le ginocchia in dentro come fossero gambe di sciancato. Una ciocca di capelli gli era caduta su la fronte, empiva un'orbita molestando la palpebra chiusa.

L'ombra della poltrona e di quel corpo informe ingombrava il pavimento irraggiato, saliva obliqua per lo zoccolo del muro.