— «Tremi?»

Questa parola ch'egli aveva odiata conveniva ora dunque per lui?

— «No, non tremo!»

E rapidamente spense il lume.

Ora egli vide cadere dall'alto soffitto una molteplice cortina di mantelli neri, che si srotolavan l'uno dopo l'altro, grevi, enormi, funerei, come una tenebra che rapidamente aumentasse.

Non vedeva più nulla; era solo, sperso, nel silenzio assoluto, nell'assoluto buio.

Con le dita fredde si stropicciò gli occhi, perchè si accorse che quel tenebrore pioveva in lui, non intorno. Allora, in un lampeggiamento di strappi rossi, cominciò a distinguere. A distinguere la finestra che inazzurrava, l'alta parete imbiancata, i mobili fermi, l'ombra... quell'ombra inamovibile. E vide una cosa orrenda: la faccia del cadavere, torta su la spalliera, convulsa in un sogghigno che pareva di riso.

Allora, per la prima volta nella vita, il cuore accelerando e sostando, gli fece conoscere cos'era veramente la paura. S'agghiadò e retrocesse, brancolando con la mano che ricercava il lume.

«Tremi! tremi! tremi!...» — gli urlava dentro sarcasticamente la voce nemica.

— «No!»