[pg!132] Provò ad avvicinarsi; ma gravitò indietro, quasi resistendo ad una mano che gli avesse dato un urto per spingerlo su di lui.
Allora, in quel punto, si ricordò che le sue scarpe scricchiolavano; e cavatele in fretta, cercò a tastoni presso il letto le pantofole di feltro. Si vide pronto, e gli parve d'un tratto che mai non avrebbe saputo varcare quella breve distanza. Sbarrò gli occhi e su le iridi provò una sensazione di freddo; si mise a considerare l'ipotesi che il coraggio gli venisse meno, che le sue braccia mancassero di forza per sollevare quel peso; un gran terrore s'aperse in lui, vuoto e freddo come un'enorme voragine.
— «C'è dunque una cosa che tu non sappia osare? — No, impossibile! — Tu, che non credi alla divinità della morte, vacilleresti ora come una femminuccia? Chi mai t'impedisce di sollevarlo? Il Soprannaturale forse? — Non c'è Soprannaturale!... Avanti!»
Alle sue ginocchia disse: «Avanti!» — al suo piede feltrato, e lo disse più fortemente al cuore che batteva.
— «Ti perdi e la perdi... Chi?... Lei!»
Allora la vide, che dormiva nel suo letto, immersa nelle sue trecce allentate, o forse che vegliava, sollevata sui guanciali, con il viso fra i palmi, a sua volta pensierosa di doversi uccidere.
— «Avanti! È necessario!»
Si ribatteva questa parola dentro il cervello, senza tuttavia riceverne alcun senso di necessità. Gli pareva di camminare, ed era sempre fermo, gli pareva d'esser giunto presso il cadavere, di sollevarlo, ed un senso d'orrore lo faceva retrocedere, senza che si fosse mosso. Mentre così perplesso vacillava cercando di riafferrare la sua volontà impossente, parvegli udir rumore.
Si risovvenne di quegli usci aperti e l'istinto fisico della propria salvezza fu quello che lo sospinse.
In un baleno, si curvò sul morto... ma gli stridevano i denti; le braccia gli si erano indurite nelle giunture, [pg!133] pesavano come fosser piombo, e gli doleva d'un dolore acuto, fra vertebra e vertebra, la spina dorsale.