Il morto era coricato in obliquo su la larghezza del letto; le gambe sovrapposte gli pendevano in fuori. Egli s'inginocchiò su lo scendiletto e gli tolse le scarpe, adagio, come se avesse tempo da perdere; gli tolse anche le calze, e con ordine le ripose dov'erano di consueto.

Una bella striscia di luna rischiarava meglio di un candelabro; in quel chiarore azzurro si vedeva ogni cosa distinta, ma quasi ravvolta in un contorno d 'irrealità.

Gli sbottonò i calzoni, glieli tolse, dopo averlo sollevato con fatica; li piegò, li mise a cavalcioni d'una seggiola, dov'egli era solito porli quando si ricoricava. Non s'era messo mutande: le due gambe giallastre, aride come due lunghi batacchi, percorse da un rilievo di tendini che parevan funi tese, erano fredde di quel freddo particolare che si distingue da ogni altro, ed al quale non v'è parola che somigli tranne la parola: «morte».

[pg!135] Le due ginocchia parevano intorneate da una chiazza d'ombra; le cosce ischeletrite, simili a quelle d'un paralitico, mostravan più dell'altre membra i segni della consumazione.

Ed egli, che lo svestiva ormai senza paura, s'indugiò per un attimo a considerare quella virilità estinta, rievocando nel bagliore d'un lampo l'immagine sensuale della donna che il morto aveva posseduta. Gli sembrò ch'ella stesse con loro, muta, in un angolo, e si svestisse ignuda, sbarrando i suoi chiari occhi pieni di voluttà per assistere in tutta la sua bellezza all'epilogo della lor tragedia umana.

Egli traeva da questo pensiero un tale senso di ribrezzo e d'ansietà, che ne aveva l'anima oppressa; e tuttavia perdendo la nozione del tempo, gli pareva di poter compiere quella sua lugubre faccenda con la maggiore lentezza. Si preparava oculatamente un alibi morale, badando a non scordare la più piccola cosa, a non lasciare in quella camera dove Giorgio doveva esser morto alcunchè d'inspiegabile o d'inconsueto.

Allora, sbottonatagli la giubba, sollevò il cadavere, prima sovra una spalla, poi su l'altra, poi su entrambe insieme, per fargli uscire dalle maniche le braccia che incominciavano ad essere, non solo inerti, ma rigide.

Questa operazione gli prese tempo; ed anzi egli rischiò di lacerare la stoffa. Ma quando l'ebbe finalmente liberato da quella casacca di lana, ed il morto fu rimasto in camicia, egli provò novamente un senso di liberazione, poichè gli pareva d'esser vicino al termine del suo crudele officio. Ormai non gli rimaneva che da stenderlo sotto la coltre e comporre il letto come se naturalmente vi fosse morto.

Ma una voce interiore gli consigliava senza tregua: — «Osserva, osserva bene...» — quasi per evitargli una distrazione possibile, una di quelle minime dimenticanze che son talvolta la chiave de' più oscuri delitti. Egli faceva, nel riflettere, una certa fatica, uno sforzo quasi muscolare nel convergere tutta la propria attenzione [pg!136] su questo solo intento, mentre per istinto il suo pensiero cercava di sbandarsi altrove.

Allora egli andò verso la finestra, per esaminare nella maggior luce quella casacca di lana, quasi ch'ella potesse conservare un segno qualsiasi, un'impronta, una macchia di bava, uno strappo, un odore indefinibile, una piega. L'esaminò per tutti i versi, più volte, l'odorò: sprigionava un sottile odor di canfora, e null'altro, si ch'egli si mise a riflettere dove l'infermo la tenesse di consueto.