— «Nell'armadio, mi pare... Sì, nell'armadio, piegata... non ti ricordi? — Infatti.»
Allora la piegò di rovescio, con le maniche in dentro, poi nel mezzo, indi, appianatala come si conviene, andò all'armadio, e la ripose ove si ricordava benissimo di averla tante volte veduta.
Nel frattempo s'accorse di ansar forte; allora cominciò a fischiettare, piano piano, fra i denti, come per accompagnare la sua faccenda e far qualcosa che gli paresse naturale.
Rinchiuso lo sportello, si guardò in giro. Non rimaneva più nulla da fare, tranne che occuparsi del letto e del cadavere buttatovi sopra di traverso. Con la fronte raccolta in una mano, cercò d'immaginare come lo avrebbe ritrovato il mattino, entrando, se davvero durante la notte, senz'alcun testimonio, si fosse spento. Non gli riusciva di vederlo bene, anzi lo vedeva in mille guise. Allora cercò di raffigurarsi nella sua memoria di medico altre morti che fossero avvenute in congiunture simili. Certe fisionomie di cadaveri, dimenticate da tempo, gli si affacciarono alla mente, quasi fossero sembianze note.
— «Si muore in tanti modi...» — pensò. Poi gli parve inutile riflettere e non volle frapporre altro indugio.
S'avvicinò al letto. Siccome le coltri erano già rimboccate, non durò fatica nel farle scorrere sotto il corpo giacente, per poterlo distendere fra i due lenzuoli. Diede [pg!137] una spiumacciata sui due cuscini, e, preso il cadavere per le caviglie, sollevò le gambe su la proda, indi sospinse tutto il corpo nel mezzo del letto e ve lo distese. Il capo s'era insaccato fra i guanciali, ond'egli risollevò di peso tutto il busto, lasciandolo poi ricadere, affinchè la testa prendesse nel cuscino la sua positura naturale. Poi raccolse le due braccia, e non sapeva dove metterle. Provò in diversi modi, fece varie ipotesi, ma nessuna lo soddisfaceva.
Da ultimo pensò che la sinistra dovesse far l'atto di respingere le coltri e la destra portarsi alla gola come per vincere una soffocazione.
Quando volle ricoprirlo, vide ch'era nudo fino alla cintola, e dopo averlo inguainato nella camicia fin sotto le ginocchia, raccolse le coltri, gliele buttò addosso. Quella ventata scompose i capelli ad entrambi. Si ravviò i suoi, lentamente. Le coltri si posarono sul morto con un disordine uguale, ond'egli cercò il suo braccio per portarlo verso la gola; insieme gli sbottonò il collo della camicia, per secondare quell'atto. Poi si allontanò di qualche passo ad osservare l'effetto che faceva.
Non c'era in verità nulla che potesse far nascere un sospetto.
— «D'altronde, — disse con lucidezza, — la commozione di quelli che lo vedranno domattina non lascerà campo a troppe indagini. E súbito sarà smosso: bisogna solamente rincalzare la coltre sotto il materasso.»