Stelle, stelle... vertici di splendore accesi al sommo del nostro pensiero, faville irradiate da noi, parole che brillano!... distanze forse immaginarie chiuse nella nostra pupilla, ombre forse di una luce invisibile, cancelli d'oro invarcabili della umana prigionìa!...

O piume nel vortice, o fuscelli nella bufera, cosa può essere il vostro lieve schianto nella ecatombe universale che il Tempo divora camminando, come un affamato mai sazio?

L'oblìo, l'oblìo, l'oblìo!... più dolce fra tutte le cose, poichè vuol dire non conoscere, non affaticarsi a conoscere, ma passare...

Gli parve che tutto il mondo in quell'attimo avesse un colore di miracolo, e solo percepiva, con una specie di attenta gioia, il fluire del Tempo. Egli lo sentiva trascorrere in sè come l'acqua traverso un filtro; aveva chiara la sensazione che una parte del proprio essere, forse la più immonda, si sperdesse così nell'infinito, e gioiva di questa purificazione con una lunga e lenta voluttà.

Il Tempo era un nettare che l'uomo beveva per dimenticarsi dell'attimo anteriore, per allontanarsi dalla sua spoglia vicina.

Poi, quando si fu ristorato in quell'aria balsamica e si fu cullato quasi per ozio in questi erranti pensieri, d'un tratto gridò a sè medesimo:

— «Non sei che un istrione! Cerchi di recitare la vita perchè hai paura di viverla! No, la tua parola è un'altra, più bella che «Dimenticare...» La tua parola è: «Potere!»

[pg!141] Aspirò un largo sorso di quell'aria vivida, così gran sorso quanto spazio era ne' suoi polmoni capaci, e ripetè a sè stesso con la forza di una intimazione:

— «Sì, potere! Potere con gioia!»

Allora la faccia di colei che amava gli risalì nell'anima come la ghirlanda del suo peccato, e gli parve che affiorasse nel suo pensiero da una profondità quasi remota, per essere la sfera, il cardine, intorno a cui roteava tutto lo splendore dell'universo.