Ella era veramente, nel suo spirito, sovrana ed unica: più in là che il senso delle cose, più in là che la negazione. Di lei sola, di questo solo amore, il suo cervello analitico non cercava ragione. S'era preso d'amore e l'amava, senza mai tentare una ribellione qualsiasi contro l'ebbrezza che questo perdimento gli dava. Se tutta la sua vita d'imperio, d'indagine, di lotta, era contro una dedizione così assoluta, se la sua fredda mente poteva sorridere di questo piccolo nome: «l'amore» — un altro spirito nel suo spirito, un altro cuore nel suo cuore, s'eran lasciati stravincere da lei, e non insidiosamente, ma d'un tratto, e non con il terrore di perdersi, ma con un senso di barbara felicità.

L'amava!... era pieno il mondo di questo amore esultante!... le cose tutte visibili portavano il segno impresso di questa ebbrezza del suo cuore! Tutto le assomigliava, tutto proveniva da lei; era nel tempo e nello spazio, nell'attimo e nell'eterno, era l'arteria della sua vita molteplice, era, nel suo mondo negativo, la conclusione sintetica ed infinita che il credente riassume in Dio.

L'amava! era immischiata ne' suoi sensi come il profumo nella musica della primavera... l'amava come si ama un assurdo, come si professa una follìa.

Allora subitamente si sovvenne de' suoi dolci capelli, della sua tepida bocca lasciva, degli occhi suoi, non timidi e non forti, che parevano continuamente mutar colore, soffrendo quasi la gioia di una contenuta voluttà; si risovvenne delle sue bianche spalle, che tramandavan [pg!142] l'odore d'una soavissima cipria e parevan simili a grandi ventagli sparsi di rugiada scintillante. Cominciò a seppellirsi piano piano sotto la memoria delle sue carezze, con l'oblìo di chi s'addormenta sotto una pioggia insensibile di fiori. Ogni ombra, nella notte infinita, conteneva per i suoi occhi una lontana sembianza di lei.

D'un tratto, nel pensiero, lucida, gli emerse una certezza:

— «È mia!»

Comincerebbe da quell'ora tragica un patto indistruttibile fra loro. Egli poteva dirle, doveva dirle senza indugio, che nulla più li separava dalla troppo attesa felicità. E bisognava inoltre chiamarla, per vegliare insieme quella lunga vigilia, soli, serrati, muti, nell'ambigua vicinanza della morte, nel chiarore delle stelle.

Era stato verso di lei così nemico in quell'ultimo giorno, ch'ella certo non avrebbe osato avventurarsi fino alla sua camera come faceva nelle trascorse notti, quando l'infermo s'addormentava, o talvolta nelle ore vicine all'alba.

— «La chiamerò.»

E si mosse.