Dietro lei, come un placido specchio, il vetro acceso dalle stelle raccoglieva lo splendore della sua nuca, l'ombra confusa de' suoi capelli, che immersi nel pieno raggio divennero scintillanti. Fra loro, in quella pausa, restò uno spazio vuoto, che parve il limite necessario fra le lor anime distanti.

Poi ella fu presa da un tremito, e balbettava come nella febbre parole incoerenti; cercava di ripetere a sè stessa quella frase indicibile, quasi per esaminarne il senso, per radunare davanti all'anima spaventata l'inafferrabile verità.

— Morto?... è morto?!...

[pg!147] Ed ancor prima che il dolore potesse scenderle fino al cuore, un velo di lacrime le bagnò copiosamente la faccia. Lacrime che si staccavano dagli occhi fermi, cadevan come grosse gocciole senza lasciare un solco; poi, di súbito, cessarono. Allora si mise a ridere d'un riso convulso, e torceva le braccia verso di lui, forse per afferrarlo, forse per allontanarlo da sè, mentre la sua bocca ridente balbettava:

— No!... non è vero... no! Dimmi che non è vero!

Egli le prese i due polsi, forte, quasichè avesse una irosa gelosia del dolore che vedeva in lei, e disse un'altra volta, scuotendola:

— Sì, sì, è morto.

In quella scossa, in quel disordine subitaneo, la vestaglia s'era slacciata; si vedeva la camicia lieve scenderle fin su gli stinchi politi; l'ombra del suo corpo ne traspariva, come da un velo tenue che tradisse l'intera nudità; i seni spaziosi, contenenti nella lor distanza la doppia increspatura delle trine, calmi e pur quasi violenti nella loro ertezza, di qua, di là pungevano con l'oscuro vértice il finissimo lino.

Egli n'ebbe, anzichè turbamento, una specie di dolore fisico al sommo della fronte, alle radici dei capelli, e nei polsi, e nell'arterie del collo, dove batteva più celere l'impetuosa vita. Gli pareva che sopra le corde vigili de' suoi nervi corressero due sensazioni diverse, che si mescevano e s'uccidevano insieme: una era un brivido, ma di terrore, per quel fantasma del morto; l'altra era un brivido, ma di gioia, che gli veniva dalla bellezza di lei, dall'immagine del suo corpo seminudo — e questa era senza dubbio la paura più forte.

Tutto aveva saputo vincere nella vita, e, fin dove può la comprensione dell'uomo, tutto ridurre al piccolo senso effimero, al piccolo valore transitorio d'un fenomeno umano; tutto, ma non la forma di quelle sue membra femminili, ch'erano per lui quasi una tentazione soverchiante, quasi un bene che andasse oltre la possibilità del suo medesimo desiderio, e fosse una [pg!148] specie di potenza maravigliosa, calamitosa, alla quale avrebbe tentato invano di sottrarre il suo spirito e la sua carne.