Quand'ella passava, o s'appressava, od un'eco portava la sua voce, o per un filo d'aria si diffondeva il suo profumo, od il suo nome fosse detto da alcuno, o per avventura gli accadesse di vedere inattesamente un oggetto suo, ne riceveva nell'anima e per le vene un tremito che gli faceva male, che gli dava una specie d'inquietudine oscura, di desiderio affaticante; quand'eran soli, quando la baciava, e pur quando nella brevità delle furtive notti ella era nelle sue braccia perduta d'amore, invano cercava di bere dentro quel cálice un sorso che fosse pari alla sua sete, o che potesse, per un poco almeno, placare l'ansia che lo struggeva di lei, spegnere la febbre incontentabile che gli faceva dallo stremo nascere un desiderio più forte.

L'amava, sì, ma più grande forse di questo sentimento era il terrore di non poterla amare abbastanza, la paura ch'ella valesse più di quanto poteva il suo desiderio da lei attingere. Breve gli pareva il tempo, la gioia dell'uomo fugace, inane la forza dell'uomo, — e la sua bellezza infinita. Onde l'amava con dolore, con disperazione, come un uomo che si accorga del tempo veloce, e tema, in ogni attimo trascorso, di avere dimenticata una felicità.

Ecco, ed egli s'accorse che davanti all'annunzio di quella morte il suo primo impulso era stato un rifiuto, era stato — o gli pareva — un immenso dolore. Ella dunque non voleva che fosse morto. Il suo cuore d'amante non le aveva per prima cosa fatto splendere negli occhi un lampo sinistro di gioia. No; ell'aveva detto per prima cosa: — «Non è vero! Non è vero!...» Per prima cosa ell'aveva tentato quasi di farlo rivivere, anzi aveva retrocesso da lui, da lui s'era sciolta, quasichè sentisse per istinto l'orrore della sua mano micidiale.

Egli misurò velocemente le conseguenze più lontane [pg!149] di quello che immaginava, e giunse a non avvedersi del cammino che quella rivelazione faceva nella mente oppressa dell'amante, precisandosi a poco a poco, divenendo per gradi una verità immediata e dandole agio di misurare a sua volta il senso reale di quelle due parole così repentine: — «È morto.»

Súbito ella non aveva compreso, od almeno era stata una sensazione così forte, che l'aveva solo accerchiata senza trovar ádito in lei. Ma ora lo vedeva: per comprendere, lo vedeva. Era fermo, steso, freddo, non moverebbe mai più la mano per chiamarla, non direbbe mai più: — Novella...

E guardando queste immagini, s'avvicinò di nuovo all'amante. Gli afferrava ora un braccio, si premeva contro di lui, rifugiandosi nella sua forza, nascondendo presso quel ruvido cuore di maschio la sua tremante anima.

Poi cominciò a mormorare:

— Perchè è morto? Perchè?

Ella esprimeva male il suo pensiero; voleva domandargli: — Come? dove? quando? in qual maniera, per qual ragione è morto? E dov'è? — Anzi lo disse:

— Dov'è? Ma súbito si ristrinse a lui con più tremito, quasi temendo che fosse lì vicino, lì per intorno, e che nel volgere gli occhi dovesse vederlo d'improvviso.