Non era questo un legame di complicità che l'avrebbe con lui serrata, per sempre, nel nodo micidiale? Non era questa una profanazione ch'equivaleva all'aver veduta con i suoi propri occhi l'opera criminosa, ed esservi stata consenziente, anzi all'aver data la morte con una più sottile crudeltà? Non avrebbe in tal modo portato anch'ella il cadavere su le braccia? ora e per sempre, il cadavere su le braccia?...
Gli pareva che fosse tra loro una disparità incolmabile: quel morto appunto, che a lui solo doveva la morte, che per sempre giacerebbe nel suo solo cuore. Insieme la incolpava d'essere così bella, per lui così bella, da rimaner femmina ed amante anche in quell'ora nefanda, così bella da far sì che il profumo della sua carne viva soverchiasse l'odore nauseabondo del cadavere, l'odore immaginario, che ad intervalli credeva di sentir effondersi nell'aria contaminata. Anzi egli non sapeva scindere una cosa dall'altra: il nudo corpo di lei si vestiva d'un lenzuolo funebre, come, ne' suoi occhi allucinati, la visione macabra del morto non poteva in alcun modo separarsi dalla profana immagine della sua nudità.
— «Se tu mi ami, — le diceva senza dirlo, — e se vuoi che t'ami, devi entrare nel mio delitto, farti orrida come io sono, mescolarti con me nel suo feretro, sapere quel che so. Bisogna che tu veda presenti, com'io li vidi, i suoi occhi quando si spensero, e che tu senta nei timpani, inscindibile fra tutti i rumori delle cose, quel rantolo che gli strozzò la gola quando il veleno gli giunse al cuore. Perchè, se io non t'avvinco al mio delitto, forse tu mi odierai...»
[pg!154] E la notte passava immemore, nell'alto cielo, con fulgori che parevano tralucere da un continuo dissolvimento. Era quasi una canicola notturna; l'oceano mondiale pareva una sola onda frantumata in milioni di brillanti. Ma ella era per lui più vasta che l'immenso infinito, e gli affluiva per ogni senso nello spirito, colmandolo di un totale oblìo. Per poter ragionare, chiudeva gli occhi davanti al pericolo della sua bellezza, tentava di sottrarsi a lei, come al potere d'una droga meravigliosa, che lentamente l'ubbriacasse. Non vederla, non udirla, recidere i sensi bisognava, per non cadere in lei come in un vortice senza fondo, per non amare al di là d'ogni cosa la sua dolce bocca umida, i suoi labbri cosparsi di peccato.
Allora, per quella particolare incoerenza la quale talvolta ci sospinge a fare il contrario di ciò che pensiamo, si volse e la guardò. La guardò con sospetto, come s'ell'avesse potuto sorprendere i suoi pensieri, tanta era l'affinità che li stringeva. Ne' suoi limpidi occhi non vide alcuna lacrima, e solo vide il riflesso della notte stellata che dentro vi splendeva come in un puro cristallo. Ella guardò lui medesimamente, con quel sospetto femminile che traluce dagli occhi della donna turbata; e rattennero entrambi il respiro, quasi temessero che la sensazione del loro fiato li spingesse ad un bacio. Ella fece un atto, come se avesse freddo, e si fasciò la vestaglia intorno alla gola, dove il disegno delle vene, tra la pelle bianchissima, tesseva una illuminata ombra. In quella luce obliqua egli vide brillare come fosse d'oro la vellutatura bionda che le nasceva sul principio del collo, intorno alle radici dei capelli. Il suo profilo si disegnava nella vetrata in una macchia di fulgore.
Non mai, non mai come allora comprese la sua bellezza, comprese che la sua bellezza era una cosa malata e lasciva, tutta commisturata di vizio, d'odore, di tepore, e, mentre la guardava, immaginò il pericolo che un altr'uomo la possedesse.
[pg!155] Da che l'amava non aveva mai conosciuta gelosia nè creduto ch'ella potesse da lui dividersi; — ma ora che aveva ucciso, per una strana successione d'idee comprendeva che questo fatto poteva strapparla dal suo possesso, far sorgere un'avversità imprevedibile, anche s'ella dovesse non conoscere mai la sua colpa, ma per il solo fatto che ciò era; — e vedendo l'uomo che la toccherebbe, di furore, di spavento rabbrividì.
Nell'assedio d'un tal pensiero, subitamente l'attrasse, quasi per custodirla; e furon così vicini ad un bacio ch'egli sentì su le labbra il calore della sua bocca. Il suo dolce seno gli tormentava il petto con insidia; l'ampiezza del suo bacino l'accoglieva in sè, quasi che ritta non fosse, ma supina, e le braccia, le sue lente braccia, facevano quel nodo stanco e forte che contiene l'amore.
— Tu... — egli disse, quasi cercando fra le parole una via di salvamento, — hai compreso tu quello ch'è accaduto?
Ella solamente rispose: — Taci... — abbassando le palpebre, come quando non si osa, per una specie di superstizione, dare un nome preciso ad una troppo grande felicità. Ma insieme si pentì del suo silenzio.