— Tremi anche tu... — ella disse.

— Io?... No! — egli rispose, irrigidendosi, contraendo i muscoli, per non tremare.

La luna mandava ora fin lì un albore tenuissimo, che prima era parso tenebra.

— Non aprire...

— Sì, apro...

Girò la maniglia e sospinse l'uscio.

Non súbito videro il letto, ma il chiarore azzurro del fascio di luna che imbiancava la camera funeraria d'una chiarezza livida, piena d'irrealità.

Poi d'improvviso videro il letto, videro la faccia supina, che a loro sembrò — tanto la temevano — si fosse mossa e li avesse guardati.

— Non andargli vicino... — ella balbettava, — non posso...

Ma egli, lì, di fronte all'opera che aveva compiuta, riacquistava il suo coraggio; e s'avvicinò al letto trascinandola.