In quel momento il suo proprio amore non esisteva più; non si considerava più come la schiava di quell'infermo inguaribile; provava solo un rimorso angoscioso di non essere stata con lui nell'ultima ora, quando il suo pensiero fuggente l'aveva cercata ed il suo cuore cessante l'aveva con sè trascinata nel silenzio della morte...
«Sì, mi hai chiamata e non c'ero! hai voluto vedermi, e non c'ero! hai voluto forse confidare, a me sola, un ultimo desiderio, e non t'ho potuto ascoltare... Anzi tu sei morto «sapendo!» Oh, come devi aver [pg!160] sofferto, povero cuore! Sì, eri buono, mi tutelavi, mi carezzavi con la tua anima dolce; da te non ho inteso mai, mai, che parole d'amore... Ed io non t'ho fatto che male! io non ho fatto che ucciderti giorno per giorno, senza volerlo... Sì, sono stata infame, povero amore, e non mi perdonerai!...»
Si curvò, protese di nuovo la mano per accarezzarlo, e tuttavia non osando, gli passò con la mano sopra il volto in un rapido gesto, che pauroso era solenne.
Poi, di schianto, cadde presso il letto, a ginocchi, e pianse.
Quand'egli vide la donna genuflessa ed il cadavere supino, gli parve che un legame li unisse, che una simiglianza fosse tuttavia tra le lor dissimili positure, ed offeso da quella concordia che gli era nemica si aderse contro di loro con una ferma violenza, levando tanto più la fronte, quanto più l'amante sua la curvava nella vergogna nel rimorso e nelle lacrime per il morto.
Ella era inginocchiata sopra un ginocchio solo; su l'altro teneva un gomito e nei palmi la fronte.
Ora, dal lenzuolo inazzurrato, il manto lunare cadeva su lei stupendamente; la bellissima sua nuca scoperta era densa di capelli quasi fulvi, che brillando si arruffavano. Pur così accasciata, il suo dorso conservava una mirabile elasticità; la gamba su cui stava inginocchiata, uscendo fuor dalla balza della vestaglia scopriva il bianco malleolo ed il tendine teso, che s'allentava nella rotondità del polpaccio.
Quasi tutto il piede era fuori della pianella, e si vedeva il tallone roseo svanire in un incavo profondo verso le dita flesse, che tenevan ritta la calzatura piegandosi contro l'orlo d'ermellino.
Nel medesimo tempo egli guardò il morto e gli parve straordinario che vicino ad un cadavere si trovasse una cosa tanto profana ed avesse, nell'atto che compiva, una qualsiasi comunanza con lui.
Voleva parlarle, chiamarla; ma un senso di rispetto [pg!161] più forte non gli consentiva di muover labbro. Ascoltò con una specie di rancore taciturno, ed intese che pregava.