E vide un piccolo rospo che vi saltellava nel mezzo, traversando la ghiaia.
Senza volgere il capo ella chiamò per nome l'amante; ma egli non si mosse.
Allora, affacciandosi ancor più, si mise a guardare, nella facciata bianca della casa, quella finestra poco lontana, dietro la quale, ma in fondo, contro l'opposta parete, c'era un uomo che dormiva per sempre nel letto illuminato, nel sudario del raggio lunare, di fronte alla magnificenza delle stelle.
Vide, o le sembrò, che ne uscisse un fumo azzurro, torbido, il quale navigava per la notte, sperdendosi; e intimorita si ritrasse, onde non respirare nel vento neppure un átomo di quel fumo.
Andò vicino all'amante, gli pose una mano sui capelli. Egli non levò il capo, non disse parola. Ed ella, tacendo, prolungava la sua carezza con una specie di voluttà, indugiando nei caldi capelli, un po' chinata su la sua pallida fronte. Infine disse:
— Che ora è? tardi?
Egli guardò l'orologio, distrattamente:
— Le tre passate.
— Hai sonno?
— Non ho sonno; e tu?