Giunto a mezzo della scalinata, si levò il cappello e disse, fermandosi:
— Io sono Tancredo Salvi.
Maria Dora, senza rispondere, scappò dentro a dare la notizia. Papà Stefano alquanto impacciato, gli rispose:
— Non eravamo preparati alla sua visita, signor Salvi.
Tancredo salì con disinvoltura gli ultimi gradini.
— Mi scusino; arrivo in questo momento; non feci che balzare nel primo treno; sono ancora sotto il colpo dell'orribile notizia... vengo per rivedere il mio povero fratello. Grazie, grazie, d'avermi avvertito!...
E metteva nella sua voce robusta una specie di affannosa riconoscenza, mentre col palmo della mano faceva l'atto di rasciugarsi una lacrima. Stefano non sapeva che dire; se ne stava irresoluto, squadrandolo.
— Allora lei desidera pernottare qui? — mormorò infine, accennando alla sacca da viaggio che Natalissa aveva posata sopra una seggiola.
— A meno che non rechi troppo disturbo... — disse Tancredo con umiltà. — Volevo scendere all'albergo, ma non conosco il luogo, e, sopra tutto, il desiderio [pg!175] di veder súbito il mio povero fratello m'ha spinto a venir qui.
— Mi perdoni un momento, — fece Stefano; ed entrò nella casa. Mentre stava per salire, incontrò Maria Dora con il Ferento che scendevano.