Allora si avvicinò la contadina, e inginocchiatasi all'altro lato della bara:
— Volete vederlo, signore? — domandò. — Peccato che ora si guasta.
E piano piano sollevò il lenzuolo, come dal viso d'un bimbo che non si voglia destare.
Tancredo per poco non dette un urlo, tanto al vedersi quella faccia era spaventosa. Livida egli la vide, [pg!178] ma di una lividezza quasi nera, con l'orecchie, i due zigomi, le mandibole chiazzate di macchie vinose, gli occhi tumefatti, che parevan marci, la bocca enfiata, guasta, non chiusa, che lasciava colare dagli angoli, tra i peli della barba, un umore viscido e luccicante, il quale serpeggiava dentro il collo come una tortuosa lumacatura. Aveva intriso il colletto e disamidava lo sparato convesso, nel quale brillava la capocchia d'un bottone d'oro, simile ad un chiodo mal confitto, che rattenesse a fatica lo sforzo del torace gonfio. Pareva che l'abito nero lo infagottasse per una farsa macabra, per un ultimo ballo sotterraneo, dove comincerebbero i vermi a strisciare nella sua carne spenta, a propagarsi, a dondolarsi piano piano, su la musica d'un valzer lento...
Ma la contadina lo tastava senza orrore, con le sue brune aride mani che lo avevano rivestito da capo a fondo; poi lo ricoverse con il lenzuolo, mentre si udiva la preghiera dei due uomini salir di tono, quasi per vincere il sonno che li schiacciava, in quel silenzio soffice come il feltro, nella greve lentezza della notte che passava. Entrò allora un prete, che sedette vicino a mamma Francesca, parlandole piano, ma continuamente.
Tancredo retrocesse contro il muro e strisciò fin presso la soglia. Pensava: — «Povero Giorgio!... Non ho mai veduto nulla di più spaventoso che la sua faccia! Come lo può toccare quella donna?»
E si mise a guardarla con ammirazione. Ella era tornata su la seggiola, stava immota, con gli occhi fissi, le mani congiunte nel grembo. Il giovane bifolco, cedendo al sonno, di tanto in tanto le piegava il capo su la spalla, ed ella con un urto lo faceva sobbalzare. Il Ferento era scomparso; Tancredo non sapeva che fare; cominciò a spaventarsi di dover passare in quella camera l'intera notte. Quel cadavere gli aveva dato un tal brivido, che ancora ne provava su l'epidermide una sensazione di gelo, e guardava le fiammelle de' cerei sventolar nell'aria come bandieruole che si sfioccassero. [pg!179] Cominciò a scorgere nel vano della finestra un gran disegno di alberi, che ogni tanto si piegavano rumoreggiando, come larghe ondate.
«Ma cos'è questo? Un paese di morti? Non si ode la voce d'un cristiano. Diavolo!... Quasi quasi era meglio che non venissi.»
Il prete ogni tanto si cavava di tasca la tabacchiera, e di nascosto ne prendeva un pizzico, tirando su.
«Porco!» — disse fra sè Tancredo, che non amava i preti.