— Costei mi ama, — disse,
— Davvero? Ha buon gusto!
La Berta si mise a ridere e scappò via. Da quel sorriso Tancredo arguì che una corrente di simpatia fosse nata fra loro. Lo scemo cominciò a dondolarsi, e di nuovo a considerare l'estraneo con attenta curiosità.
— Cosa vieni a fare in casa nostra?
— Io?... Sono venuto per vedere mio fratello.
— Tuo fratello? Ah!... ah!... — E rideva tenendosi le due mani sul ventre. — Ma chi è tuo fratello?
— Mio fratello Giorgio, che è morto... quello che è morto... — spiegava Tedo con indulgenza. Ma lo scemo si rannuvolò, dubitando forse che il forestiero si gabbasse di lui.
— Ora ti mando al manicomio perchè sei matto, — fece, seriamente.
— Già... già... — lo blandiva Tedo con dolcezza.
[pg!181] — E ti faccio legare perchè sei matto!