— Guai se dovessi parlare!... — esclamò la Berta. — Sa, per i signori c'è un'altra morale che per noi: fanno e disfanno quel che vogliono; tutto va sempre bene.
— Dici davvero che il professore sia l'amante...
— Oh, io non dico niente, per sua buona regola! Ma, guardi, lo sanno tutti: lo sa la signorina Dora, lo sanno i miei padroni, ossia il signor Stefano e la signora Francesca, lo sa il fattore, il prestinaio, il macellaio, il falegname, il curato, il sindaco... lo sanno tutti insomma, e quasi quasi crederei che lo sappia perfino lo scemo!
— Diavolo! — esclamò Tancredo, rannuvolato. Poi emise una sentenza che gli pareva insieme scaltra e doverosa:
— Molte volte si racconta quello che non è.
[pg!191] — Eh!... — scappò a dire la Berta, — se avessi tanti biglietti da cento quante sono le volte che li ho veduti con i miei occhi!
— Tu?
Egli s'era fatto così buio che la ragazza se ne impaurì.
— Per l'amor di Dio! — supplicò, levandosi in piedi, — non mi comprometta... Ho parlato senza volerlo, perchè mi pareva che lei sapesse già... Mi raccomando, signore...
Tancredo si levò, e, venutole presso, le diede un'altra carezza su la guancia, ma questa volta paterna.