— Diavolo, non lo sai? Giorgio Fiesco era...

— Cos'era?

— Ma, per bacco, mio fratello! — Poi corresse: — mio fratellastro.

— Cáspita, è vero! E non ci avevo pensato! Ti giuro che non mi era neanche passato per la mente! Scusami, veh... Condoglianze!

— Oh! figúrati... — fece il Salvi. E tuttavia prese un'aria leggermente sostenuta.

Il corteo, giungendo nella piazza ingombra di folla, si fermò davanti alla Chiesa; Tancredo, facendosi largo nella ressa, camminò dietro la bara. Il Metello invece, dopo aver osservato con uno sguardo ironico il suo camerata Salvi, trasse fuori di tasca un largo fazzoletto, e piegatolo a sciarpa se lo mise intorno al collo, poichè sudava. Poi volse uno sguardo circolare per la piazza, cercando un'osteria dove potesse almeno bere una gassosa.

Tra l'insegna d'un ciabattino e quella d'un cordaio vide pendere la frasca metallica d'un'osteria; essa teneva sul marciapiede tre tavolini di ferro, con qualche scranna; v'era gente seduta; ma egli colse il destro d'uno che s'alzava e si pose con placidità frammezzo a quegli estranei. Volse lo sguardo in alto, aspettando che lo servissero. L'orologio del campanile segnava le dieci e cinque; le sfere parevan d'oro sul quadrante diviso dalla lor ombra; un vortice di rondini roteava intorno alla guglia.

L'ostessa, panciuta, con un bel grembiule fiammeggiante, gli portò la gassosa; egli ne bevve un bicchiere d'un fiato, e la trovò eccellente; poi di nuovo riempì il bicchiere e stette a guardare le bollicine che vi salivano scoppiettando. Cominciò ad imbastir mentalmente l'articolo funebre.

[pg!195] «Giorgio Fiesco, nato nel... morto di... oh, di cosa è morto poi? Tisi? Paralisi cardiaca? Mah? C'informeremo. Aveva dunque, — fece il conto, — trentanove anni. Laureatosi ingegnere nel... questo non importa; diremo: giovanissimo. Costrusse i ponti di... di... etc., capolavori dell'ingegneria moderna, etc. etc. — Partì con i primissimi pionieri della civiltà in regioni, etc. — famosi disastri minerarii, etc. — costruì diecimila chilometri di strada ferrata... che il diavolo se lo porti... etc.!»

Al suo medesimo tavolino eran seduti tre altri uomini, i quali si credevan di parlar piano, accostandosi l'uno all'altro quanto più potevano, con i gomiti poggiati sul tavolino di metallo; ma invece parlavan in guisa da esser uditi e davano al tavolino certe scosse, che il suo bicchiere di gassosa ne traboccava.