— Insomma, — concluse l'incredulo, — volete un [pg!197] consiglio? Sarà quel che sarà, ma state zitti; perchè in queste faccende v'è caso di buscarsi qualche brutta seccatura, ed io, per me, come vi ripeto, non credo.
— Oh, tu, la sai lunga!... — fecero gli altri due, come se volessero tacciarlo d'ipocrisia. Poi s'alzarono, ed insieme con altri sopraggiunti entraron nell'osteria.
Saverio Metello aveva ascoltato flemmaticamente, ma senza perder sillaba di quel grave discorso; aveva continuato a darsi l'aria più distratta del mondo, a fissare i voli delle rondini, le sfere dorate che camminavano sul quadrante acceso. La sua faccia restò impassibile, e, quando i tre se ne andarono, altro non fece che sollevare lentamente il bicchiere nel quale scoppiettavano le bollicine, poi tracannare sino all'ultima goccia la fresca bevanda con una specie di lenta voluttà.
Era un uomo calmo, scettico, annoiato, che si risolveva difficilmente a trovare alcunchè d'interessante nella vita, un uomo passato al di là da tutte le sorprese, che odiava il mondo intero, ma con un odio neghittoso. L'udire che un tale poteva essere stato ucciso, gli faceva press'a poco lo stesso effetto che leggere nella quarta pagina d'un giornale l'annunzio funebre d'una persona sconosciuta, od il rialzo od il ribasso della rendita italiana, ch'egli, naturalmente, non era in caso di possedere. Perchè una cosa giungesse ad interessarlo, bisognava che toccasse da vicino la sua propria persona; ed allora quest'essere apatico trovata in sè un'improvvisa e feroce gagliardìa per piombare su tutto quello che poteva essergli utile, come sopra una legittima preda. Il resto faceva meccanicamente, con una specie di disinganno anteriore, con una incolmabile noia. Ora, davanti a tutto quello che aveva udito, non trasse che una piccola riflessione.
— Adesso capisco meglio perchè Tancredo sia qui.
Supponeva naturalmente che l'ottimo Salvi ne fosse informato, e, con la prontezza che gli era solita nell'intravvedere un affar losco, decise d'avvertirlo in via confidenziale che nel disbrigo di quella faccenda voleva mettere il suo zampino ancor lui.
[pg!198] «Pazienza! Non sarà stato un viaggio del tutto inutile.»
E trasse un enorme sbadiglio.
Adesso il funerale usciva di chiesa; la folla sgorgava dalle duplici porte ingombrando la scalinata; una teoria di fanciulle, con il velo della cresima, portavan i ceri funebri; quel brulichìo di smorte fiamme pareva cancellarsi nel fulgore del sole. Ricollocaron la bara sul carro, tra mucchi di corone, poi di nuovo il crocifero mosse in capo del corteo.
A malincuore, anche il Metello s'incamminò. L'aver saputo eludere le litanie dei preti non lo scampava da quelle de' conferenzieri.