Gli dava noia che si occupassero di lui, che avessero tante cure della sua salute; per il che cercava in mille guise di sviare il discorso.
— Ecco l'ultimo!... — esclamò, vedendo entrare [pg!17] il Ferento. — Speriamo che la Berta non abbia lasciato versare il caffè. Quella Berta è tanto sciocca!
E rideva, ma d'un riso così artificiale, ch'era pietà udirlo. Andrea gli battè una mano su la spalla:
— Come ti senti?
— Bene; quasi bene.
— È primavera, — disse Andrea per dargli animo; — torna la gioventù!
— Poeta!... — esclamò lievemente Maria Dora, con un ironico sospiro.
— Se lei me lo permette, signorina... — egli disse ridendo.
Andrea Ferento era tale a vedersi, che il suo primo aspetto muoveva in chi lo guardasse una subitanea curiosità, un involontario timore. Egli era d'alta statura, un po' rigido e ben complesso nelle membra dotate di virile giustezza: il mento segnato con forza, la bocca aspra, i baffi corti, precisa la maschera del volto, fermi gli occhi ed accesi d'una insostenibile fiamma, la bella fronte piena di sovranità. Questa imperiosa fronte, come soltanto hanno i ribelli e i dominatori, stupendo segno di forza, pareva che facesse nascere, che spingesse indietro l'onda maschia della capigliatura, già venata nel mezzo e su le tempie di qualche filo bianco. Un'eleganza sobria, una singolare nobiltà, trasparivan da ogni suo gesto; e come se la natura nel foggiare il suo calco avesse voluto con un segno d'imperiosità predestinarlo al comando, l'intera sua persona raggiava magnificenza. Nell'espressione del volto, in tutte le sue membra così pienamente virili, dominava il segno d'una volontà inflessibile come l'acciaio. Diritta, piombante fra i sopraccigli, aveva incisa nella fronte una profonda ruga.
Tosto che lo vide, Marcuccio si levò e gli mosse incontro: