— Ecco: volevo dirle questo, — concluse il Ferento.
[pg!206] «È un colpo forte, forte, forte...» — pensò Tancredo. Guardò in terra, in cielo, fra gli alberi, poi soggiunse:
— Ma, scusi, lei trova giusto?... le pare una cosa giusta?...
— Sì, — rispose il Ferento con una voce pacata.
Il Salvi a tutta prima non seppe che dire; quella risposta recisa lo sbalordì.
— Giusta fino ad un certo punto, — si permise di osservare. — Dopo tutto ero il solo parente...
— Che vuole? Non è sempre la parentela quella che suggerisce gli affetti, e le dico in verità, poichè mi ha domandato il mio parere, che Giorgio Fiesco non avrebbe potuto accorgersi di avere un fratello, o sia pure un fratellastro, se non dopo la sua morte.
— Ma non era colpa mia se...
— Via, non le pare che sian discorsi oziosi? Volevo dirle piuttosto una cosa, signor Salvi. Lei è arrivato iersera ed ha creduto opportuno alloggiare in villa, pur non conoscendovi nessuno...
— È vero, professore; ma era così tardi... poi desideravo...