— Mi lasci dire. Tutto questo può esser ancor naturale. Ma quello che trovo assai meno lecito è il suo contegno in tale circostanza.
— Quale contegno, professore? Ho cercato solo di rendermi utile.
— Quel che trovo assai meno lecito, — continuò il Ferento senza badargli — è per esempio la sua dimestichezza improvvisa con persone di servizio, che vanno lasciate in cucina.
— Ah, lei vuol dire... — fece Tancredo mordendosi un labbro.
— Non volevo dirle altro che questo, signor Salvi, e mi perdoni la libertà. Ma siccome la famiglia Landi è molto colpita in questo momento ed io sono il loro amico più stretto, così ho creduto necessario di parlarle chiaramente.
[pg!207] Si era fermato e gli esponeva queste cose con affabilità, con una garbatezza calma e sicura, davanti alla quale Tancredo non seppe che rispondere.
— Mi scusino... — mormorò.
— Nient'affatto, signor Salvi; lei non deve scusarsi affatto.
Poi gli parlò d'altre cose affatto prive d'importanza, tornando passo passo verso la villa.