— Stavo per dirlo: è massone! — confermò il Metello.

— Dunque a voi due pare — disse Tancredo — che non si possa far nulla contro un uomo così potente?

— Non volevo dir questo, — riprese lo Zappetta col suo tono dimostrativo, — ma certo sarebbe da pazzi mettersi al cimento senza la certezza di riuscire. Voi due non potrete mai essere che i suoi zimbelli, anche se aveste in mano la boccetta del veleno che gli servì. Poichè sappiate che contro un uomo così forte potrebbe solo cimentarsi un rivale della sua tempra, o l'avversaria che vince tutti: la folla.

— Sei eloquente! — esclamò Tancredo.

— Sono giusto, — corresse Dandolo, — giusto semplicemente. Oggi ancora, dinanzi alla figura di Andrea Ferento, io, che vivo in una soffitta, mi sento pieno di ammirazione; il giorno in cui avessi acquisita la certezza del suo delitto, ma una certezza vera, una certezza mia propria, diverrei feroce contro di lui, perchè il delitto è maggiore dell'ingegno, anzi è la cosa più potente che generi la società; quindi va smascherato.

— E concludendo? — fece il Metello, cui non importavan assolutamente nulla questi aforismi.

— Concludendo io parto stasera stessa, od anche sùbito, se volete.

E rapidamente guardò i suoi calzoni, poi l'orologio di similoro che teneva in una foderetta di lana.

— Benissimo, — acconsentirono i due compari.

— Lasciatemi solo riporre le mie farfalle e chiudere bene le finestre perchè non entri vento.