— Bene, — mormorava tratto tratto il Ferento; — bene. — Poi lo interruppe: — Qui fa caldo, le pare? Apra la finestra, la prego.

Il giovine ubbidì. Lo studiolo terreno dava sul giardino; l'aiuola correva lungo la muraglia; un grande albero d'olea fragrante nasceva poco in là dalla finestra, tutto bianco della sua fioritura; i ramoscelli poggiavano contro i vetri; nell'aprir questi, entravano.

— Professore, — disse da ultimo il Rosales, — in questi giorni, che furono per lei così tristi, non ho creduto necessario scriverle parole oziose; ma ora vorrei solo dirle...

Il Ferento, levatosi, gli battè leggermente una mano su la spalla: — Grazie, grazie... — Poi soggiunse: — Lei pure in questi giorni avrà avuto un orario faticoso per colpa della mia assenza.

— Oh, niente affatto! Desideravo che lei tornasse, ma non per questo, — rispose il giovine con un accento pieno di tenerezza filiale.

La Direttrice picchiava discretamente all'uscio.

— Entri, signora Maggià.

Era una donna dal volto segaligno, dal corpo assai florido. Grigia, con gli occhiali a stanghetta, portava un abito nero leggermente ricercato.

— Vorrei domandarle, professore, se comincerà con le visite o se prima farà il giro delle sale?

[pg!227] — C'è molta gente?