Stefano dette un gran pugno su la tavola e non cercò nemmeno di contenere la sua collera.
[pg!252] — Ecco due parole stupide: «Si dice!» Chi lo dice? Chi?...
— Tutti.
Allora la sua collera cadde; gli si aperse un enorme spavento nel cuore, perchè, di colpo, non si sentiva più del tutto certo che dicessero il falso. Lo mandò via trattandolo quasi male, bestemmiando ch'eran pazzi e birbanti, con fiere minacce contro quelli che ne avessero parlato ancora. Poi si giurò d'impedire che sua figlia e sua moglie avessero mai notizia di questa orribile voce; ma non era trascorsa un'ora, che già egli prendeva in disparte mamma Francesca e tremando le confidava sottovoce: — Senti, vecchia...
Si curvarono paurosi e muti su questo enorme secreto. La notte non dormivan più; volevan persuadersi a vicenda che la orrenda cosa non poteva essere avvenuta in casa loro; ma una voce intima, nel cuore di ciascuno, sibilava come il serpentello: «Sì, sì, sì...»
Ella non fu più la bianca solerte massaia; egli più non si occupava del giardino, dell'ortaglia, nè di andare per i campi a sorvegliare i bifolchi; ma camminava rannuvolato per le stanze; la pipa gli si spegneva tra i denti.
Maria Dora li osservava con attenta curiosità. «Che mai poteva esserci di nuovo ancora?»
Sapeva che Novella era andata a trovare il suo amante. Questo pensiero le faceva un po' dolere il cuore... Di giorno, per un nonnulla, era stizzosa, e verso l'alba udiva spesso i galli cantare.
«Cos'era venuto a fare il padre di Maurizio fin lassù? Dopo la sua visita, che mutamento in quella casa! Anche la Berta da un pezzo era cambiata; ogni tanto parlava di andarsene e faceva quanto mai la misteriosa...»
Una sartina del paese, una brunetta graziosa e pettegola, in quei giorni le stava terminando gli abiti da lutto; qualche volta lavoravan insieme, sedute a fianco, presso la macchina da cucire. Costei cicalava più in [pg!253] fretta che non cucisse con l'ago veloce; Maria Dora le dava del tu e cucivano insieme per lunghe ore. La sartina aveva un brutto nome: Palmira; ma la chiamavan Miretta, e doveva sposare Lionello dai baffi a punta — Lionello Garlanti, parrucchiere, da Rimini... Se appena stava zitta, le usciva, nel cucire, una puntina di lingua rossa tra le labbra sottili; ma questo non accadeva quasi mai, perchè parlava di continuo come un mulino a vento, e di tutti e di tutto parlava con estrema volubilità.