Finalmente un giorno Maria Dora prese Maurizio alla sprovvista e con mille astuzie incominciò a farlo discorrere. Maurizio era timido, le voleva bene; disse qualche parola di troppo, che non voleva dire... poi si confuse.

Marcuccio scriveva un discorso funebre; ogni giorno scriveva un discorso funebre...

Ma Dandolo Zappetta frattanto era già tornato in città. Il raccoglitore di farfalle aveva compiuta l'opera sua con una precisione davvero scientifica e rincasava portando nella valigia un meticoloso incartamento, oltre ad alcuni esemplari preziosi di farfalle nostrane, poichè i due compari non gli avevano mentito affatto e quella fiorita regione abbondava di vaghissimi papilioni. Dandolo Zappetta sapeva d'esser stato prodigioso; una soddisfazione legittima gli allargava lo spazio del cuore, senza tradirsi per altro segno visibile che un allegro fischiettar pertinace, il quale non gli si era staccato dalle labbra per tutta la via del ritorno.

Quest'uomo piccolo e mansueto, il quale non ambiva altro regno che la sua soffitta nè altri sudditi che lo stuolo delle sue morte farfalle, amava tuttavia la vittoria come l'amano i predatori, e nella sua piccolezza estrema gli piaceva solo di misurarsi coi più forti.

Allora, quando fu di ritorno, questo piccolo uomo salì agilmente i cinque piani della sua soffitta, schiuse l'uscio e corse a riveder le sue farfalle, con la medesima [pg!254] tenerezza d'una madre la quale andasse a riguardare la cuna del proprio bimbo. Indi si mutò d'abiti, con grande cura indossò di nuovo il suo logoro giubbino luccicante, si strofinò per dieci minuti le scarpe senza macchia, scelse nella valigia, tra un grosso fascicolo, certe carte che gli occorrevano, mise un vecchio cappello duro di color marrone, che gli calzava fin quasi ai sopraccigli, e col bocchino di legno fra i denti, tranquillamente uscì.

Tancredo, che gli avvenne d'incontrar per primo, cominciò a tempestarlo di domande precipitose. In luogo di rispondere, Dandolo non faceva che affrettare i suoi passettini da lucertola, con tanta rapidità che il Salvi durava gran fatica nel camminargli di paro.

— Pazienza, mio buon Tancredo! Io son avvezzo a procedere con ordine in tutte le mie cose. Fra cinque minuti saremo a casa del Metello e, quando potete ascoltarmi entrambi, allora parlerò.

— Almeno tóglimi da questa orribile incertezza! — lo supplicava Tancredo.

— Figúrati, — gli narrò sorridendo il raccoglitore di farfalle, — figúrati che ho trovato perfino il solo esemplare di Vanesse ch'io non possedessi: la Vanessa Atalanta con le ali nere vellutate. Non solo, ma una magnifica Saturnia Pavonia, grossa quasi come un pipistrello!

Tancredo grugnì una bestemmia, che fece sorridere l'omino. Allo scampanellare che fecero, anzi tutto rispose il ringhio asmàtico di Volapuk, un decrepito can barbone, fegatoso come una zitella ed irsuto come un istrice; poi Saverio accorse, e ricevette gli ospiti con un formidabile: Urrà!