— Piano, vi ripeto. Fino ad oggi ho lavorato per voi; ma ora, se non vi dispiace, intenderei di aver lavorato anche per me.

— Come? come? — lo aggredirono.

— Ecco, mi spiego. Per voi, lavorare, è sinonimo di guadagnar denaro; per me ha tutti i sensi che volete, infuori da questo. L'«affare», siamo intesi, è vostro. Ma la responsabilità morale della faccenda è mia; quindi mi preme di condurla bene a termine. Insomma: io vi metto una condizione.

— Quale?

Egli disse con voce risoluta:

— Che non vi baleni mai per il capo l'idea di vendere al Ferento stesso il delitto di Andrea Ferento.

— Oh, perchè? — esclamarono i due.

— Perchè, dato e non concesso che un uomo come il Ferento si pieghi fino a pagare il vostro silenzio, questo vorrebbe dire nascondere un delitto che va messo in luce, sopprimere un giorno di sbalordimento nella vita pubblica italiana; anzi vorrebbe dire ormai altra cosa: far sì che un tal giorno venga ugualmente, ma che non sia da voi nè da me lacerato il suo velo.

Poichè tacevano perplessi, egli domandò:

— Mi capite?