— Seccature! — mormorò il Donadei, carezzandosi la barba quadrata.
Rilesse attentamente i due biglietti da visita, indi soggiunse:
— Via, sbrighiámoci! Fáteli entrare.
[pg!261] E per non perder tempo riprese la lettura dell'articolo che andava sottolineando. Salvatore Donadei non credeva molto alle cose importanti, sopra tutto quando v'eran di mezzo un giornalista ed un avvocato; laonde alzò appena lo sguardo sopra gli occhiali d'oro per osservare que' due sconosciuti che, varcando la soglia, si piegavan automaticamente in un profondo inchino.
— Onorevole! Onorevole!... — dissero insieme.
Il Direttore della «Crociata», organo del partito cattolico, ch'egli rappresentava al Parlamento, rispose con un cenno lieve del capo ed in modo vago additò loro due seggiole. Saverio Metello si sentiva meno impacciato che non il suo compare Tancredo, forse perch'era più piccolo ed occupava meno spazio. Ma infine sedettero, il Metello a destra, Tancredo a sinistra della scrivania, e precisamente Saverio alla sinistra ed il Salvi alla destra dell'onorevole Salvatore Donadei, il quale faceva scivolare dall'uno all'altro un lento sguardo lumacoso dietro i suoi convessi occhiali d'oro.
Tancredo che, poverino, era di nervi ultrasensibili ed aveva il brutto vizio d'analizzar le persone, anzi d'immaginarle a modo suo, non era punto soddisfatto della prima impressione che gli diede quella faccia. Il Metello invece se ne infischiava.
Siccome il silenzio durava oltre quell'attimo che prepara ogni esordio, il Donadei raccolse i due biglietti da visita e li lesse ad alta voce con aria interrogativa.
— L'avvocato Tancredo Salvi?
— Son io! — esclamò costui, dando un piccolo sobbalzo su la sedia.