— Saverio Metello? — fece il Donadei, volgendo il capo a sinistra.

— Per servirla.

Il direttore della «Crociata» li squadrò una seconda volta, serrandosi nel pugno la quadrata barba castana, e li esortò nervosamente:

— Dicano, dicano pure.

La mano grassa e villosa dell'onorevole tamburellava [pg!262] su la scrivania, facendo splendere un grosso brillante, che dava noia a Tancredo. La catenella d'oro degli occhiali gli dondolava sul rovescio della giacchetta nera. Infine Saverio trovò l'esordio.

— È una cosa delicata, — incominciò con somma cautela, — così delicata che mi trovo impacciato nell'esporla, essendo questa la prima volta che ho l'onore di parlare con lei.

— Per quanto delicata sia, loro han certo interesse a farmela sapere, dal momento che han sollecitato un convegno per parlarmi, — osservò l'onorevole, con l'urbana ironia d'un sorriso che gli scivolava giù dai labbri tumidi nella barba liscia.

— Onorevole, — disse il Metello con un sottil riso, — mi permetta un breve preambolo ancora, poichè la ragione che ci persuase a venire da lei riuscirà certo ad interessarla più di quanto ella supponga. Nell'alta sua posizione politica e come Direttore d'un grande giornale cattolico, ella è forse troppo sovente assediato da importuni e da sollecitatori d'ogni genere perchè due sconosciuti non muovano in lei un senso di naturale diffidenza.

— Affatto, affatto, — credè opportuno inframmettere l'onorevole Donadei.

Ed il Metello con assoluta padronanza continuava: