— Ecco, mi spiegherò in due parole. È avvenuto un fatto assolutamente imprevedibile, del quale siamo i primi ed i soli depositari. Fra tutte le persone alle quali questa rivelazione potrebbe interessare — e sono a un di presso tutti i più cospicui personaggi della politica e del giornalismo italiano — abbiamo scelto, onorevole, di far capo a lei.

Tancredo ammirava senza limiti la disinvoltura del suo compagno e l'ascoltava guardandolo a bocc'aperta, quasi ch'egli stesse per rivelare un fatto a lui medesimo sconosciuto. Salvatore Donadei s'affondò mollemente nella poltrona di cuoio, e sollevando gli occhiali per la catenella d'oro se li riappinzò sul naso.

[pg!263] — Ma, ecco, veda, egregio signor... egregio signor... — cercò il biglietto da visita e soggiunse: — Metello! Da quanto ella mi dice non comprendo bene due cose: nè qual genere di fatto «assolutamente imprevedibile» sia potuto accadere, nè per qual ragione loro abbiano scelto di dirigersi proprio a me.

E con la sua bocca dolciastra fece un sorriso che non mancava d'arguzia.

— Vuol permettermi, onorevole, ch'io cominci col rispondere alla sua seconda domanda?

— Scelga lei, — fece l'onorevole con l'aria di chi deve prepararsi ad una lunga pazienza. Ed il Metello riprese:

— Capitanare un partito politico vuol dire necessariamente avere un'idea da difendere, una da combattere; non solo, ma certi uomini da spalleggiare, altri da colpire, e da colpire, poichè son nefasti, quanto più si possa nel cuore.

— L'uomo, l'uomo... — interruppe quietamente il Donadei, — è una faccenda secondaria. Non è mai contro gli uomini che si deve infierire.

— Sì, certo. Ma quando è appunto un uomo, con la sua forza, con la sua potenza, con la sua dura volontà, quegli che rende inespugnabile tutto un ordine d'idee contro le quali si combatte, allora diventa inevitabile un duello del capo contro il capo, finchè il più forte vinca. Le pare?...

Egli disse così dolcemente questo: — Le pare?... — che il Donadei lo guardò tre volte consecutive con una specie di maraviglia. Poi si risollevò alquanto su la poltrona dov'erasi affondato, la trasse un poco avanti contro la scrivania, su la quale si appoggiò con un gomito. Infine ammise, come per condiscendenza: