— Non ho il bene di comprendere le sue similitudini, egregio signor Metello! — esclamò con sussiego. — Ma per sua regola mi pregio avvertirla che non son uso a barattare la testa di chicchessia sopra vassoi d'argento nè di alcun altro metallo!
Saverio chinò la faccia e tacque. Solo, dopo una pausa, rispose:
— Certamente mi sono espresso male.
— Molto male! — asserì con intendimento l'onorevole Donadei. — Ed in primo luogo mi piacerebbe sapere per qual verso ella supponga di conoscere i miei giurati avversari, e mi presti l'idea di volerli sbaragliare con ferro e con fuoco?
Saverio tacque ancora, ma un risolino beffardo increspò la sua bocca. La voce dell'onorevole si fece più sardonica nel chiedere ambiguamente:
— E il nome? Quale mai sarebbe il nome di questo San Giovanni Decollato?
— Credevo, — spiegò il Metello con audacia, — che si trattasse di Andrea Ferento.
— Ah, vedo... — fece l'onorevole con una voce bianca. E ripetè ancora due volte: — Vedo, vedo...
[pg!266] Il Metello s'accorse che la sua temerità non era stata vana e pensò d'incalzare.
— Ho preferito entrar in argomento con parole esplicite, anzichè tergiversare. Comprendo che la mia sincerità possa parerle un'indiscrezione, tuttavia...