— S'intende... — mormorò il Metello con un fil di voce.

— Insomma sentano, — concluse il Donadei; — sarebbe assai meglio se loro potessero venire a casa mia, dove si discuterebbe con maggiore tranquillità.

I suoi occhi profondi guizzavano dietro gli occhiali, con una rapidità sinistra.

— A' suoi ordini, onorevole, — rispose il Metello. — E quando?

— Per esempio, se loro son liberi, anche stasera...

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IV

Ormai la denuncia era stata deposta in mani al Procuratore del Re; da ventiquattr'ore i giornali divulgavano a grosse lettere la notizia stupefacente; l'infamia stava per assalirlo impreparato e solo.

Una mattina, d'improvviso, lo si avvertì per telefono della denunzia. Credette ancora d'essere in tempo a salvarsi, od almeno ad evitare lo scandalo pubblico, allorchè, la sera del giorno stesso, nel tornare verso la propria casa, dove ignara e nascosta l'amante lo attendeva, udì gridare dagli strilloni l'accusa irremediabile, che trascinava nel rumor della strada l'alto potere del suo nome.

«La Crociata» era uscita con un supplemento, poche ore dopo il mezzodì; conteneva un articolo scaltro e feroce firmato «Ergo», ch'era il nome giornalistico del Donadei. L'edizione andò a ruba; gli altri giornali, usciti a breve distanza l'un dall'altro, furono saccheggiati; la vita cittadina s'interruppe, la strada cominciò a guerreggiare di partigiani e d'avversari.