Tutto ciò era come l'ondata che soverchia la diga ed ogni cosa travolge; accadeva nella vita uniforme d'ogni giorno il tragico fatto clamoroso che innamora e spaventa la folla.

Un giorno viene, in cui l'uomo destinato ad essere troppo solo deve dare la sua battaglia. Era l'ora, ed egli lo sentì.

Lo sentì con una specie di riso convulso che gli torse l'anima, con una specie di piacere selvaggio e d'implacabile crudeltà. S'apparecchiò alla lotta in un momento, in un baleno fu pronto.

Allora s'accorse d'aver avuta infatti l'oscura intuizione che già da tempo qualcosa pur s'andasse tramando [pg!274] nell'ombra contro di lui. Ma quando s'avvide che ormai era tardi per ogni riflessione, più che stupore e stordimento, n'ebbe un senso quasi febbrile di gioia. Gioia di sentirsi affrontato, gioia di potersi difendere, gioia di vincere quello stato d'animo, indeciso e pressochè aspettante, nel quale si era sentito sperdere in que' giorni pieni d'ambiguità che seguirono il suo delitto. Ma ora, d'un tratto, si ritrovava come una volta l'uomo cui era necessario aver molti nemici ed implacabili, avere davanti a sè una forza infuriata e serrata, contro la quale misurarsi a viso aperto.

Bellissimo era, benchè orrido, questo giorno che lo toglieva dal suo torpore! Adesso finalmente gli era necessario difendersi contro mille: questo lo lavava dall'aver infierito, egli, così forte, contr'un uomo solo.

V'eran ancora intorno a lui nemici attenti e gagliardi, persone che di soppiatto avevano spiata la sua ombra, ed apertamente ora si radunavano per abbatterlo dal suo piedestallo, poichè li molestava! Il morto, quegli che la sua mano aveva ucciso, non era più un povero fratello buono ed esausto, ma una moltitudine selvaggia, piena di muscolo e di potenza che dalla violenta strada si avventerebbe contro lui per sopraffarlo, per contendergli la vita, per esercitare contro l'uomo incurvabile una vendetta soffocante.

Ma egli non avrebbe indietreggiato! Poichè gli pareva che tutto fosse lecito nel mondo, tranne che indietreggiare.

Senza dubbio, davanti un'assemblea d'uomini avrebbe potuto arrogarsi di giudicare l'opera sua? Qual'era la giustizia umana che chiamerebbe Andrea Ferento a sottomettersi come un reo?

Orbene, ancora una volta questo si vedrebbe fra lui e loro, da uomo ad uomo, i mille contr'uno! Ancora una volta egli griderebbe loro in faccia la sua parola magnifica: «No!»

Senza dubbio, davanti un'assemblea d'uomini suoi pari, si sarebbe alzato e avrebbe detto: — «Sì, ho ucciso.»