Ma chi lo chiamava per iscolparsi era l'ubbriaco volgo messo in tumulto da un pugno d'aizzatori, era, una volta di più nell'immutabile storia, la ciurma contro il capitano.

A costoro, a tutti costoro, poco importava di vendicare un morto. Ma che davanti all'opaca uniformità dei loro istinti plebei un uomo inflessibile osasse divenire [pg!278] il più solo ed il più alto ribelle; questo non si voleva. Che davanti all'immensa titanica marea di servitù baldanzosa, — la quale, dopo aver decretati a suo piacimento quelli ch'essa ritiene i veri diritti dell'uomo, sotto le bandiere mendaci della fratellanza e dell'uguaglianza, con forsennata rabbia, si scaglia all'assalto del potere, — un tale osasse affermar loro che non erano in verità nè liberi nè uguali, nè degni men che mai di esercitare sul mondo la loro disgregata e povera tirannìa: questo non si voleva.

Ebbene, egli si sentiva pieghevole ancora come a' suoi primi vent'anni! Una sete di vivere e di vincere lo stringeva soffocantemente alla gola.

Bastava solo provocarlo: e questa era la provocazione. Chi fossero i sobillatori, poco gl'importava conoscere, tanto li disprezzava. Erano avversari, e bisognava combattere.

Confessare a questi giudici: — «Sì, ho ucciso,» — voleva dire arrendersi.

Ma egli non s'arrenderebbe che morto.

Era un laido e piccolo episodio della sua guerra: nondimeno bisognava passar oltre. Nasceva novamente l'equivoco singolare che già era sorto all'inizio del suo cammino, quando coloro che avevan nel ribelle intravveduta la figura del tribuno, e supposto ch'egli si facesse l'alfiere delle lor piccole pretensioni, s'accorsero di scoprire in lui, nel medesimo tempo, il repressore, il despota, l'uomo che adoperava le folle anzichè portarne le bandiere, — e l'accusarono di tradimento.

Per contro egli sapeva di aver ubbidito a sè stesso in un modo magnifico ed orrendo. Ma ora verrebbe una folla amorfa, che si radunava solo per poter tiranneggiare, che solo coesisteva in forza del suo selvaggio istinto micidiale, verrebbe una folla nemica d'ogni temerità solitaria, per contestargli quell'atto supremo d'indipendenza, del quale s'era creduto degno come d'un rosso mantello di porpora, come d'un privilegio terribile inerente alla sua sovranità.

[pg!279] Davanti a questa folla ostile, che cercava solo un pretesto per abbatterlo, sarebbe stato vano sostenere il diritto che a lui sovranamente apparteneva.

A tali giudici egli direbbe: — «Non è vero: non ho ucciso.»