Poich'essi non potrebbero mai ammettere nè comprendere il suo delitto, bisognava negarlo; poichè, di fronte alla legge da essi dettata, Andrea Ferento non valeva più che l'ultimo ed il più briaco degli spazzaturai, bisognava ch'egli riuscisse a debellare questa legge assurda, nel solo modo che aveva in suo potere, cioè negando.
Era un tragico momento, nel quale non si poteva concedere il lusso di affermare la verità; non poteva tendere inanemente i polsi, e dire: — «Incatenátemi!» — poi camminare fra due sgherri in mezzo alla folla sibilante.
Forse ancor lontano per essi era il giorno del trionfo, e per lui della sua fine. Se costoro possedevan le lor plebi, e con parole capziose le infocavano per avventarle nella piazza, egli a sua volta ritroverebbe la sua schiera, minore forse di numero, ma temeraria e bene apparecchiata. Guerra per guerra, egli si sentiva capace tuttavia di mietere nelle lor stesse file, di farsi camminare dietro il popolo, solo perchè passava: maravigliosa virtù che posseggono i capitani. Si sentiva capace ancora d'affrontare il linciaggio e tramutarlo in ovazione, come al tempo de' suoi primi vent'anni, quand'egli amava, più che la potenza, il potere.
Non puranco venuto era il giorno che Andrea Ferento si riducesse a vivere nella tebaide, nè recisi aveva i legami tessuti fortemente in altre ore di battaglia, quando si accinse a dare quella scalata che poi gli parve inutile; non era del tutto un condottiero senza esercito, un capitano senza bandiere.
Si voleva la testa di Andrea Ferento?
Egli non darebbe la sua testa. Era necessario mentire? E mentirebbe. Era necessario far pesare il suo [pg!280] pugno di ferro su le amministrazioni arrendevoli? E questo si farebbe.
Se un bando era gridato contro la testa del ribelle, per infiggerla sopra un'asta e portarla in giro ad ammonimento dei servi riottosi, egli non darebbe la sua testa! Ma, per un'ultima volta, nella iraconda gioia del pericolo, griderebbe loro in faccia la sua parola magnifica: «No!» La testa di Andrea Ferento valeva ben altra battaglia, e non la porterebbe in trionfo, per trastullo dei chierici e di liberti, la lancia di un Salvatore Donadei!
Tali furono le parole ch'egli si disse, con quella terribile volontà che in lui sopraffaceva ogni altro spirito e che poteva ugualmente renderlo capace così d'un eroismo come d'un delitto.
Udita la notizia volare di bocca in bocca per le strade in tumulto, egli era tornato a piedi verso la propria casa ed aveva salite le scale, pallido, ma senz'affrettarsi. Ella già lo attendeva da oltre mezz'ora; lo attendeva sdraiata con pigrizia sopra un lungo divano, immersa nella quiete azzurra del crepuscolo che addormentava la stanza. Da qualche settimana ella ormai passava i giorni, talvolta le notti, nascosta nella casa dell'amante; non era per nulla preparata, nulla sapeva del repentino dramma.
Egli entrò, accese il lume, si guardarono, si baciarono, poi Andrea le tese un giornale, dicendo: — Leggi.